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data pubblicazione: 14 Gennaio 2005 Circonvenzione di incapace, estorsione, favoreggiamento, false dichiarazioni all'autorità giudiziaria, riciclaggio. Sono gravi le accuse dalle quali dovranno difendersi un imprenditore di Abano e la moglie, rinviati a giudizio dal giudice dell'udienza preliminare, Cristina Cavaggion. La posizione di un terzo imputato è stata stralciata e trasmessa ai giudici di Venezia per competenza territoriale. Si tratta di Mauro Pressato, quarantatreenne, residente ad Abano in via Barbieri, della moglie Patrizia Pistore, pure quarantatreenne, titolari della ditta "Terme Coperture". La coppia è difesa dagli avvocati Massimo Rossetto, Bruno Ceretta e Ferruccio Pezzangora. Il terzo indagato è Gianni De Carli, trentaseienne, residente ad Eraclea, tutelato dall'avvocato Massimo Carlin, chiamato a rispondere di concorso nella circonvenzione. Secondo l'accusa ha acquistato per quattro denari una palazzina a due piani, sul litorale di Eraclea, in via Pini. Il povero uomo era solo e malato. Negli ultimi anni viveva in un albergo di Abano Terme. Ma i soldi li aveva. E l'imprenditore edile e la moglie ne avrebbero approfittato. Si sarebbero fatti dare oltre un miliardo di vecchie lire in cambio di lavori che ammonterebbero a 240 milioni. Inoltre sarebbe stato costretto a vendere una casa al mare il cui valore era di 760 milioni per 230 milioni. La vittima del presunto raggiro si chiamava Giuseppe C., aveva 65 anni, era affetto da demenza alcolica, disturbo schizotipico di personalità, con ideazione paranoica di tipo persecutorio. I fatti avrebbero avuto luogo tra l'ottobre e il dicembre 2001. L'uomo è deceduto proprio il 27 dicembre di quell'anno, pochi giorni dopo essere riuscito a raccontare tutto al magistrato. La vicenda è iniziata quando il sessantacinquenne ha deciso di trasformare alcuni depositi e magazzini di sua proprietà situati in via Sperone Speroni. Al piano terra sono stati realizzati sette garage con una trentina di posti auto. Secondo i calcoli fatti fare dal pubblico ministero Orietta Canova i lavori, eseguiti da Mauro Pressato, sarebbero ammontati a 240 milioni. Invece l'imprenditore sarebbe riuscito a farsi consegnare dall'anziano 1 miliardo 70 milioni. E avrebbe tentato di portargli via anche una bifamiliare ad Abano. Ma per puro caso l'"affare" non è andato in porto. Pressato sarebbe riuscito a farsi consegnare dall'uomo tutto quel denaro con la minaccia di mandarlo in galera. Gli diceva che se non lo avesse pagato sarebbe scattata la denuncia. E la palazzina al mare sarebbe stata venduta per coprire il presunto credito vantato dall'impresario. I due imputati dovranno comparire davanti ai giudici il 9 maggio prossimo. Parte offesa la vedova della vittima, assistita dall'avvocato
Francesco Lanfrè.
Articolo tratto da "Il Gazzettino" © edizione di Padova del 14.01.2005 Nota sul Copyright: "Ogni diritto di legge sulle informazioni fornite dalla società Finanziaria ed Editoriale San Marco S.p.A. editrice de "Il Gazzettino" |