| «Quei platani ci stanno portando via i nostri figli» |
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| Scritto da Fabrizio Cibin | |
| mercoledì 27 giugno 2001 | |
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"Quei platani ci stanno portando via i nostri figli". Mamma Pierisa è straziata dal dolore, ma trova ancora le forze per gridare, con tutta la rabbia accumulata in corpo, la sua protesta. Il figlio Vincenzo Piccolo, di appena 21 anni, domenica ha perso la vita per essersi schiantato contro un platano. Anzi contro uno di quella interminabile fila di alberi che costeggiano, a destra e a sinistra, la provinciale jesolana, fino alla cittadina balneare. Un percorso tristemente segnato da mazzi di fiori e croci, segni inequivocabili di un destino che ha segnato, negli anni, tante famiglie. Ed ora anche la famiglia Piccolo, di Eraclea. Erano all'incirca le 5.20 (a quell'ora stava rientrando a casa dopo essere stato dalla fidanzata, che abita a Possecco, in provincia di Udine) quando Vincenzo, di professione imbianchino, residente in via Oberdan, ha perso il controllo della Golf Gti, acquistata tre giorni prima dalla sorella. Forse un colpo di sonno gli è stato fatale: lungo l'ultimo rettifilo di Valcasoni, prima delle due curve che immettono a Ponte Crepaldo, l'auto è sbandata verso sinistra andando ad invadere la corsia opposta e a schiantarsi contro un platano di quel lato della strada. Il giovane, scaraventato fuori dall'abitacolo, è morto praticamente sul colpo. Platani, ancora platani a decidere sulla vita e sulla morte di tanti ragazzi. "Cosa aspetta il Comune - protesta mamma Pierisa - a tagliare quegli alberi? Ci stanno portando via la vita ai nostri figli. Se non ci fossero stati quegli alberi, mio figlio sarebbe ancora qui. Cosa ne sanno loro, che difendono gli alberi, cosa si prova in questi momenti?". "Quei platani - continua il marito, Mario - non hanno più nessuna funzione. Con tutta la tecnologia che oggi può essere utilizzata, siamo ancora qui a piangere per una vita spezzata a causa di quegli alberi; praticamente ogni giorno muore un ragazzo". La loro speranza è che queste parole non cadano nel vuoto e che almeno ora si cominci a fare qualcosa per questa strada. Anche se è triste pensare che debbano succedere sempre delle disgrazie e che intervengano poi i familiari delle vittime prima che si effettuino degli interventi concreti; così era accaduto, come si ricorderà, anche per la strada Ponte Crepaldo-Stretti. Un accorato appello nel giorno in cui la comunità ha dato l'addio ad uno dei suoi giovani. Articolo tratto da "Il Gazzettino" © edizione di Venezia del 27.06.2001.Nota sul Copyright: "Ogni diritto di legge sulle informazioni fornite dalla società Finanziaria ed Editoriale San Marco S.p.A. editrice de "Il Gazzettino" spetta in via esclusiva alla società Finanaziaria ed Editoriale San Marco S.p.A." |