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"Almeno voi ci fate vincere". Battere il Milan, anche se in un'amichevole, tirare uno dei rigori decisivi, far festa con sessantamila persone, avere i campioni che ti sorridono soddisfatti perchè grazie a te hanno vinto una competizione, ricevere i complimenti direttamente da uno come Massimo Moratti. Se non ci fossero le immagini televisive e i tanti articoli usciti in questi giorni, forse Matteo Momentè penserebbe ancora che tutto è stato solo un bellissimo sogno, lui che dell'Inter è anche tifoso fin da quando era piccolo. Matteo, classe 1987, attaccante con Adriano come modello a cui ispirarsi, è uno dei cinque ragazzi che martedì sera hanno realizzato i calci di rigore che hanno permesso all'Inter di vincere il Trofeo Tim. Cresciuto nell'Eraclea, dove vive con i genitori, passato per il Montebelluna, la scorsa stagione ha giocato con gli Allievi Nazionali dell'Inter, realizzando 19 gol e diventandone il capocannoniere. Fino a domenica era in spiaggia a Jesolo, martedì sera nella rosa convocata da Mancini. "Si parlava di noi sui giornali - ricorda Matteo - ma la convocazione ufficiale l'abbiamo saputa solo il giorno prima". Come gli altri compagni più giovani pensava solo di fare panchina. "Non pensavo di entrare, anche perchè si era sullo zero a zero, in un derby, con un allenatore come Mancini che ci teneva. E invece, inaspettatamente, ecco la sua chiamata. Mi ha detto di giocare lì davanti e di stare tranquillo perchè era una partita come le altre". Ma Matteo sapeva, in cuor suo, che non era così, non lo poteva essere per un ragazzo di Eraclea che sta per entrare nel tempio del calcio. "In quel momento mi bastava anche solo avere messo i piedi sull'erba, non pensavo a fare gol". Finisce in parità e si decide per i rigori. Dalla telecronaca Carlo Longhi pronostica la lista dei soliti noti, mentre Aldo Serena, anche lui partito da Montebelluna come calciatore, avverte che Mancini è uno che ci prova. Ed ha ragione, perchè a provare a far gol a uno come Abbiati ci sono i cosiddetti "baby". "All'inizio pensavo che se il mister me lo chiedeva avrei comunque detto di sì senza problema, anche perchè sono un rigorista nella mia squadra". Tirano Geminale, Semenzato, Fautario e segnano. Tocca a Momentè, come mostra la grafica. Tiro alla sinistra di Abbiati che si tuffa bene, ma non abbastanza per evitare il gol. "Ci è mancato un pelo - ammette, candido, Matteo - però è andata. Come tirarli lo decido al momento, ma in quel caso, davanti a un portiere così e soprattutto a sessantamila persone, con l'emozione che sale, ho tirato pensando a come va, va". E' andata bene, per la felicità di papà Giorgio (già allenatore in seconda categoria) e mamma Barbara che seguivano in tribuna. Arriva il momento più bello, quello dei complimenti. "I più vecchi ci hanno detto, con ironia, che almeno noi gli abbiamo fatto vincere qualcosa; Abbiati era un po' amareggiato, forse perchè all'inizio, vedendo noi, pensava di vincere facile; Maldini e Cafù sono venuti a farci i complimenti, mentre gli altri milanisti sono andati negli spogliatoi con la testa abbassata; infine Massimo Moratti è venuto in spogliatoio a stringerci la mano. E' stato il giorno più bello della mia vita". Un sogno che potrebbe continuare. Da sabato Matteo, che anche ieri si è goduto il sole di Jesolo con gli amici, sarà a Brunico nel ritiro con l'Inter. "Poi spero di giocare nella Primavera. Il mio sogno è di fare il calciatore, speriamo si avveri".
Articolo tratto da "Il Gazzettino" © edizione di Venezia del 30.07.2004 Nota sul Copyright: "Ogni diritto di legge sulle informazioni fornite dalla società Finanziaria ed Editoriale San Marco S.p.A. editrice de "Il Gazzettino" spetta in via esclusiva alla società Finanaziaria ed Editoriale San Marco S.p.A." |