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329 Mattiuzzo tutti insieme per messa e pranzo ad Eraclea PDF Stampa
Scritto da Maurizio Marcon   
martedì 15 giugno 2004

ImageSono arrivati in Veneto dalla Moravia, regione della attuale repubblica Ceca, attorno al 1100, e si sono originariamente stabiliti attorno a Monastier, a servizio del monastero di monaci che colà sorgeva. Si chiamavano Matiasz, sapevano lavorare la terra, ma erano anche un clan assai agguerrito, al punto da riuscir a difendere il monastero dalle invasioni dei Turchi che in quel periodo, per ben tre volte, fecero irruzione tra Friuli e Veneto facendo devastazione. I monaci furono riconoscenti e plaudirono, ma solo a parole e preghiere. Non vollero invece riconoscere le richieste del vecchio capo clan Matiasz, forse già diventato di nome Matiusso, che chiedeva più quote di raccolto, benefici di pesca e di caccia. Iniziarono così dei dissapori che dopo un paio di secoli sfociarono, verso il 1360, in una sanguinaria rivolta: i frati del monastero, circa una ventina, furono sgozzati, sventrati e appesi per il cordone del saio. Costretti a fuggire da Monastier, i Mattiuzzo si spostarono in sinistra Piave. Nei secoli arrivarono a Ceggia, per poi passare, poco dopo la seconda metà dell'800, a Palazzetto, frazione di San Donà, e Grisolera, attuale Eraclea. Alcuni fuggirono anche nel Montello, ma il grosso si stabilì in sinistra del basso Piave. Camillo Mattiuzzo, ora residente a Fiume Veneto, da due anni sta lavorando per ricostruire la storia di famiglia, partendo dalle origini. E da sei mesi per cercare una riunione della famiglia. Partendo dal ceppo più grosso che si era insediato a Palazzetto e Grisolera. Domenica scorsa è avvenuta una prima riunione, con 329 convenuti. Per la messa a Palazzetto la chiesa che non è riuscita a contenerli, meglio è andata per il pranzo a ristorante Tortoletto di Eraclea. Il ritrovarsi è stata una tal festa e gioia che ora c'è l'impegno di rinnovare l'incontro ogni anno bisestile. Anche perchè Camillo deve terminare la ricostruzione storica che finora ha portato a conoscere l'esistenza di avi famosi letterati e militari, alcuni diventati anche nobili, altri dotati di particolari qualità come "l'artisan" Alvise Mattiuzzo, che agli inizi del '700 vinse un concorso bandito dal Doge per individuare "a naso" le varie essenze arboree.

Articolo tratto da "Il Gazzettino" © edizione di Venezia del 15.06.2004
Nota sul Copyright: "Ogni diritto di legge sulle informazioni fornite dalla società Finanziaria ed Editoriale San Marco S.p.A. editrice de "Il Gazzettino" spetta in via esclusiva alla società Finanaziaria ed Editoriale San Marco S.p.A."
 

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