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Nessuna nuova sul fronte della sabbia PDF Stampa
Scritto da Maurizio Marcon   
venerdì 12 marzo 2004

ImageNessuna nuova, ma non è una buona nuova sul fronte della sabbia. Il comandante dell'Ufficio circondariale marittimo della Capitaneria di porto di Caorle non intende firmare, per ora, l'autorizzazione all'escavo della sabbia senza avere tutte le assicurazioni che ciò sia legittimo. Il sito dove si dovrebbe scavare, 8 miglia al largo di Cortellazzo, sembra così essere diventato il "fondale del tesoro" tanto è ambito: lo vogliono per sè i pescatori che lo considerano un luogo preziosissimo e irrinunciabile per la pesca, lo vuole la Regione come cava marina da cui ricavare il milione di metri cubi di sabbia per ripascere l'asfittico arenile di Eraclea Mare. Ma non solo. Nonostante il parere legale della Regione, che ha ribadito la piena legittimità della proroga del Decreto del Ministero dell'ambiente, emanato nel 1999, a scavare i metri cubi di sabbia concessi, la Capitaneria di Caorle ha maturato nuovi quesiti sul firmare un'ordinanza che consenta i lavori sotto il profilo della sicurezza alla navigazione. Il mondo della pesca che quattro anni fa sembrava non interessato più di tanto ad accampare diritti esclusivi sul fondale al largo di Cortellazzo, ora chiede miliardi di danni nel caso di un fermo pesca in quel fondale. Il mare è grande, ma i fasolari, dicono i pescatori, come vengono lì non vengono in nessun altro posto dell'alto Adriatico. Di contro gli operatori turistici, che chiedono a gran voce di non perdere tempo per il ripascimento urgente dell'arenile, in tempo per l'inizio della stagione turistica, hanno forti dubbi sull'atteggiamento dei pescatori. "Questa gente - sostengono - vuole spillare solo soldi. Perchè non hanno detto niente quattro anni fa quando il Ministero dell'ambiente ha emanato il decreto? Non è forse perchè la zona è rimasta interdetta alle pesca, proprio per dragare la sabbia, che ora è diventata pescosissima? Invece di sfruttare i fondali perchè non imparano a gestirli?". Insomma l'accusa è che la posizione dei pescatori che accusano la Regione di non averli sentiti, prima di emanare la proroga al Decreto ministeriale di escavo, sarebbe strumentale. Intanto presa tra due fuochi la Capitaneria ha maturato "una nuova posizione" e chiede certezze: dietro l'angolo ci sarebbe un ricorso al Tar. Ma anche chi ha in mano l'autorizzazione all'escavo della sabbia (la ditta appaltante che ha dei tempi da rispettare) potrebbe bussare a quattrini di risarcimento.

Articolo tratto da "Il Gazzettino" © edizione di Venezia del 12.03.2004
Nota sul Copyright: "Ogni diritto di legge sulle informazioni fornite dalla società Finanziaria ed Editoriale San Marco S.p.A. editrice de "Il Gazzettino" spetta in via esclusiva alla società Finanaziaria ed Editoriale San Marco S.p.A."
 

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