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Ha vissuto 17 anni con il cuore di Luciano PDF Stampa
Scritto da Maurizio Marcon   
giovedì 25 settembre 2003

Il corpo di Luciano Pinton, ragazzo diciassettenne di Eraclea, aveva cessato vivere 17 anni fa, ma il suo cuore aveva continuato a battere nel petto di Ernesto Cozzi, pasticcere di 24 anni di Certosa in Provincia di Pavia, morto lunedì, all'età di 41 anni, e di cui oggi si celebrano i funerali. I destini di Luciano, morto per le conseguenze di un tragico incidente stradale, e quello di Ernesto, affetto da miocardiopatia dilatativa, si sono legati il 7 aprile 1986. Quel giorno al reparto rianimazione dell'ospedale Ca' Foncello di Treviso, dopo essere stata dichiarata la morte clinica del ragazzo e aver ricevuto il consenso dei familiari, fu eseguito l'espianto del cuore che il professor Viganò, primario cardiochirurgo del policlinico di Pavia, trapiantò nel petto di Ernesto, a cui erano stati dati 15 giorni di vita. Una vita si spegneva e una vita tornava a fiorire. Anzi due, perchè in Ernesto i familiari di Luciano avrebbero riconosciuto anche il loro caro. Luciano ed Ernesto diventavano una persona sola, figli contemporaneamente della famiglia Cozzi di Certosa e della famiglia Pinton di Eraclea. Erano quelli gli anni dei primissimi trapianti in Italia: il primo fu eseguito a Padova dal professor Gallucci, nel novembre 1985. Dopo l'intervento Ernesto e la sua famiglia riuscirono a mettersi in contatto con l'ospedale di Treviso e vennero a sapere il nome della famiglia del donatore: era quella di Mario Pinton, residente in via Coda di Gatto a Eraclea. Luciano aveva tre fratelli: Claudio, Novella e Ornella, e la mamma poi mancata. Iniziò un rapporto di sincero affetto familiare: la famiglia di Ernesto si sentiva parte della famiglia di Luciano e la famiglia di Luciano contraccambiava. Le due famiglie erano diventate una. Per 17 anni hanno vissuto i momenti salienti di una comune famiglia: non solo il 7 aprile, giorno dell'anniversario del trapianto, Ernesto arrivava con la famiglia ad Eraclea per vivere assieme con i Pinton il giorno del rifiorire della sua vita, ma anche i matrimoni e i funerali erano momenti da vivere assieme. "E' stato qualcosa di straordinario - dice Roberta, cognata di Luciano avendo sposato suo fratello Claudio, l'unica disposta a parlare in questo giorno di grande dolore - la mamma di Ernesto ci considera dei figli e così da parte nostra ci si sente parte di questa grande famiglia allargata. Il dolore che proviamo è autentico, come veramente fosse morto un membro della nostra famiglia. Sono tanti i ricordi e i momenti belli che ci legano ai Cozzi: dal giorno del matrimonio di Ernesto e quello di suo fratello, noi eravamo sempre presenti. Sua mamma era per noi come una seconda mamma. Un rapporto veramente molto bello. Mai abbiamo voluto dare pubblicità a questa vicenda, perchè abbiamo voluto vivere nell'intimità privata questa esperienza che il destino ha voluto farci vivere. Con Ernesto per noi è morto una seconda volta Luciano. Bisogna perciò comprendere il grande dolore e la riservatezza di mio marito: per lui è morto di nuovo suo fratello". Oggi, giorno dei funerali di Ernesto Cozzi, tutta la famiglia Pinton sale a Certosa per i funerali. Sarà un nuovo grande momento di dolore. Ci sarà anche il professor Viganò che il 7 aprile del 1986 eseguì l'intervento che allungò la vita di 17 anni a Luciano ed Ernesto. Ogni anno, a Natale, Ernesto Cozzi, gli inviava gli auguri. Dopo l'operazione si era ripreso bene e nel 1990 si era sposato ed aveva avuto una figlia, riprendendo anche l'attività di pasticciere, arrivando anche a fare qualche partita di tennis e un po' di nuoto. Lunedì mattina, quando è tornato a casa dopo aver fatto la spesa, si è sentito male. Inutile l'ultima corsa in ambulanza.

Articolo tratto da "Il Gazzettino" © edizione di Venezia del 25.09.2003
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