| Alessandro Cartini non era molto conosciuto a Eraclea |
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| Scritto da Gianfranco Bedin | |
| venerdì 29 agosto 2003 | |
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Alessandro Cartini non era molto conosciuto a Eraclea, anche perchè si era trasferito da poco più di un anno nell'abitazione del cognato Alfio Trazzera, in via Aleardi 2, una laterale della via Fausta. Ma la morte del 29enne veneziano, rinvenuto all'alba, impiccato su uno dei due pini marittimi del sagrato della chiesa di S. Maria Concetta, dove l'uomo aveva parcheggiato la sua autovettura, una Alfa Romeo 164, ha comunque suscitato sconcerto in paese. A dare l'allarme ai Carabinieri è stato un extracomunitario, che per primo ieri mattina ha visto il corpo penzolare tra i rami del pino, morto impiccato. Del cittadino extracomunitario non c'è traccia e la prima testimone oculare è la titolare del bar vicino alla chiesa. "Erano le 6,15 e stavo parcheggiando la mia auto nel parcheggio del sagrato - ha detto V.B., titolare della Bottega del Caffè - quando ho notato quell'uomo impiccato. Sono rimasta sorpresa e choccata anche perchè in quel momento nella piazza non c'era nessuno, a parte un uomo in lontananza che passeggiava con il cane. Ho telefonato ai Carabinieri, mi hanno detto che erano già stati avvertiti e che stavano arrivando". Poco più tardi, quando il paese ha cominciato a svegliarsi, attorno al triste scenario, in piazza Garibaldi, antistante il sagrato della chiesa - oltre lo sbarramento formato dai Carabinieri e della Polizia Municipale - c'è stato un ininterrotto via vai di persone che è continuato fino alla tarda mattinata, cioè fino a quando il cadavere è stato rimosso. Sulle facce di tutti attonita incredulità. Di primo mattino, tutti credevano che quel cadavere fosse di un cittadino straniero, un extracomunitario. Solo più tardi si è venuti a sapere che si trattava di un veneziano. Tutti comunque si chiedevano il perchè di un così tragico gesto proprio davanti alla chiesa del paese. Una domanda che forse non troverà risposta. L'uomo impiccato, aveva le mani legate dietro la schiena, pare con una specie di cintura di nylon nera, così come neri erano il cappio e la grossa corda legata ad un ramo del pino marittimo. La vittima vestiva jeans e una camicetta nera. Accanto al cadavere, rovesciato a terra sull'aiuola, c'era un piccolo bidone verde per la raccolta dei rifiuti. Proprio quelle mani legate dietro la schiena aveva fatto nascere il sospetto che si fosse trattato di un omicidio o, meglio, di una esecuzione vera e propria. A metà mattinata sono giunti sul posto anche il capo della squadra mobile veneziana dottor Diego Parente, il Pubblico Ministero dottor Colusso, e il dottor Giuseppe Sacchi, primario di Anatomia Patologica dell'ospedale di San Donà. Dopo i rilievi, il cadavere è stato rimosso e trasferito nella cella mortuaria del nosocomio sandonatese per i primi accertamenti. Intanto nel capannello di curiosi si era già sparsa la voce, poi confermata dagli inquirenti, che il cadavere era di un uomo che abitava in un piccolo condominio in via Aleardi 2, assieme al cognato. Nessuno però lo conosceva in paese, dove probabilmente Alessandro Cartini non aveva allacciato particolari amicizie. Quello che sembrava un autentico "giallo" si è poi rivelato un suicidio. Così almeno secondo gli inquirenti. Esterrefatto anche il parroco don Mario: "Sono venuto a conoscenza di quanto è successo alle 7,30 quando sono uscito dalla canonica. E' un fatto sconcertante. Eraclea è un paese tranquillo ma bisogna stare molto attenti". Articolo tratto da "Il Gazzettino" © edizione di Venezia del 30.08.2003Nota sul Copyright: "Ogni diritto di legge sulle informazioni fornite dalla società Finanziaria ed Editoriale San Marco S.p.A. editrice de "Il Gazzettino" spetta in via esclusiva alla società Finanaziaria ed Editoriale San Marco S.p.A." |