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Ricattata dall'amico paga 500mila euro PDF Stampa
Scritto da Roberto Ortolan   
domenica 02 marzo 2003

«Estorsione», questa la pesante ipotesi d'accusa che il pubblico ministero pordenonese Antonella Dragotto e i carabinieri della stazione di Pordenone, coordinati dal maresciallo Vescio, hanno ipotizzato nei confronti di un operaio quarantenne di Eraclea. L'uomo, già noto per altre vicende alle Forze dell'ordine, si sarebbe fatto consegnare - secondo quanto ricostruito dai militari dell'Arma dopo una ventina di giorni d'indagini - assegni per circa 500 mila euro e contanti per altri dieci mila euro da un'imprenditrice edile (gestisce una srl tra le più conosciute nel settore edilizio-immobiliare del Friuli Occidentale, ndr) che abita nel Sacilese e lavoro nella zona del mobile. Il quarantenne di Eraclea - da quanto emerso dalle indagine - aveva trovato lavoro nell'azienda della donna. Tra i due, qualche mese fa, è nato un sentimento di profonda amicizia, tanto che l'imprenditrice decise d'aiutare il proprio dipendente, firmando dei documenti. Dopo qualche settimana - da quanto sarebbe stato scoperto dai carabinieri - il quarantenne, facendosi forza con i documenti firmati dall'imprenditrice edile e spalleggiato da un "amico" anche lui noto alle forze dell'ordine, avrebbe ricattato la donna. Prima avrebbe chiesto una somma, ma poi avrebbe alzato il prezzo fino a farsi consegnare - circa due settimane fa, in due distinti incontri - 510 mila euro dall'imprenditrice che era accompagnata da un dirigente della propria azienda. La titolare dell'azienda edile, dopo aver vissuto alcuni giorni nella più totale disperazione, si è fatta coraggio e si è decisa a contattare i carabinieri. Il racconto dell'imprenditrice ha fatto scattare l'indagine che, dopo qualche giorno, ha portato i carabinieri, su richiesta del pm Dragotto firmata dal giudice dell'indagine preliminare, a raggiungere l'abitazione del quarantenne ad Eraclea. Ne è seguita una minuziosa perquisizione al termine della quale i militari dell'Arma - da quanto è stato possibile apprendere - avrebbero scoperto una serie di documenti, ritenuti decisivi per prospettare l'accusa di estorsione. In sostanza i carabinieri avrebbero messo le mani sulle carte che l'imprenditrice, spinta dal sentimento di tenera amicizia, avrebbe firmato al proprio dipendente che, nel frattempo, si era però licenziato. I carabinieri, dopo aver parlato con il quarantenne, hanno anche raggiunto lo studio di un avvocato, che si trova in provincia di Venezia, dove avrebbero trovato gli assegni per 500 mila euro. Il quarantenne non aveva infatti messo all'incasso gli assegni, ma li aveva dati in custodia al legale. A quel punto, visti gli elementi di prova raccolti, il quarantenne di Eraclea è stato denunciato in stato di libertà con l'ipotesi d'accusa di estorsione. Va infine precisato che la vicenda presenta una serie di aspetti che meritano d'essere approfonditi e che non convincono del tutto gli investigatori dei carabinieri né il pubblico ministero Dragotto.

Articolo tratto da "Il Gazzettino" © edizione di Venezia del 02.03.2003
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