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«Adesso la mia famiglia ha paura» PDF Stampa
Scritto da Gianfranco Bedin   
sabato 01 febbraio 2003

"Io non ho niente da preoccuparmi, ma la mia famiglia ha paura. Solo il caso ha evitato una tragedia". È questo l'amaro commento di Antonio Perroni, 51 enne, artigiano edile di origini napoletane, che da otto anni risiede ad Eraclea con la sua famiglia, dopo l'incendio dell'altra notte che ha distrutto, oltre alla sua Bmw 530, la pensilina, le verande e il mobilio esterni del ristorante-pizzeria "Al Tombolino", lungo la Provinciale San Donà-Eraclea. Il locale è gestito dal figlio, Pietro Perroni, coniugato, che risiede a Portogruaro. I danni provocati dall'incendio ammonterebbero a circa 60mila euro, e il gestore del locale non è assicurato. Le cause dell'incendio non sono state chiarite, ma l'ipotesi del dolo è la pista che pare la più sicura. Nel parcheggio esterno del locale, nelle vicinanze della Bmw del Perroni, c'era anche la Polo della figlia. "Quando abbiamo tentato di spostare l'auto - racconta Perrone - perché minacciata dalle fiamme. Prima di avviare il motore, però, ci siamo accorti che il cofano era cosparso di benzina. Sopra c'era anche una piccola tanichetta di plastica, del tipo di quelle usate per i detersivi. Siamo comunque riusciti a spostare l'auto, spingendola a mano". Secondo Antonio Perroni le fiamme dovrebbero essere state appiccate in più punti della veranda in legno che circonda il locale. Oscuri, almeno per ora, i motivi del gravissimo atto. "Non ho mai avuto problemi o litigato con alcuno - ha detto Pietro Perroni - così come tutti i miei famigliari. Una mia figlia è sposata con un finanziere, mio padre era della Polizia di Stato. I motivi di questo gesto non li capisco proprio, chi lo ha fatto è una persona, a dir poco, indegna". L'artigiano, che lavora nel settore delle dipinture e intonaci, è persona stimata e tranquilla, come testimoniano i numerosi messaggi di solidarietà che gli sono pervenuti dopo il grave fatto da quanti lo conoscono. Il locale aveva chiuso alle 23,30 di mercoledì, l'incendio si è sviluppato alle 0,45. È stata sfiorata la tragedia, perché le fiamme, domate grazie al tempestivo intervento dei Vigili del fuoco di San Donà, Jesolo e Mestre, potevano estendersi all'interno del locale e provocare anche una esplosione. Sopra il locale (l'immobile è di proprietà di Nardino Ronchiato), infatti, c'è l'appartamento in cui risiede Pietro Perroni, con la moglie e tre figlie, la più piccola delle quali ha appena 13 mesi. "Attorno alle 0,45 abbiamo sentito un botto - racconta - e mia figlia ha avvertito strani rumori all'esterno. Mi sono precipitato in bagno, ho tentato di aprire la finestra per vedere cosa stava succedendo ma non ci sono riuscito, impedito dalle fiamme che si elevano dalla tettoia. A questo punto ho pensato solo a mettere in salvo la famiglia, fuori dall'abitazione". La gestione del ristorante-pizzeria (che è in vendita) era stata affidata da Antonio Perroni prima alla sorella e poi al figlio.

Articolo tratto da "Il Gazzettino" © edizione di Venezia del 01.02.2003
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