| Usa un falso nome ma è di un ricercato |
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| Scritto da Gianluca Amadori | |
| martedì 28 gennaio 2003 | |
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A fornire false generalità nel Belpaese generalmente non si rischia nulla. Il reato, infatti, è di quelli "bagatellari", come ben sanno i delinquenti, soprattutto quelli extracomunitari, che alla polizia comunicano ogni volta una diversa identità, garantendosi spesso la totale l'impunità. Anche Arben Asllani, 26 anni, albanese, probabilmente aveva imparato il trucchetto: peccato che il nome da lui scelto, e stampato su un passaporto falso, era quello di un connazionale ricercato in tutta Europa per riduzione in schiavitù di giovani prostitute, e già condannato a cinque anni di reclusione. E così l'uomo è stato ammanettato ad Eraclea, ed è rimasto rinchiuso in carcere per circa sei mesi, su ordine internazionale di cattura emesso da un giudice istruttore di Anversa. Fin dall'inizio Asllani si è proclamato del tutto estraneo alle accuse, sostenendo di non essere mai stato in Belgio in vita sua. Ma, poiché questo è il ritornello che ripetono tutti, i giudici non ci hanno fatto troppo caso. Fino a quando il difensore dell'uomo non ha chiesto e ottenere che Anversa spedisse le impronte digitali del "vero" Asllani. E l'albanese di Eraclea, che di nome fa Saimir Coci (così almeno ha dichiarato lui) è stato scagionato, e scarcerato. Giusto in tempo per evitare l'estradizione. Articolo tratto da "Il Gazzettino" © edizione di Venezia del 28.01.2003Nota sul Copyright: "Ogni diritto di legge sulle informazioni fornite dalla società Finanziaria ed Editoriale San Marco S.p.A. editrice de "Il Gazzettino" spetta in via esclusiva alla società Finanziaria ed Editoriale San Marco S.p.A." |