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Una holding da 25 milioni di euro PDF Stampa
Scritto da Paolo Navarro Dina   
venerdì 17 gennaio 2003

L'obiettivo era chiaro: prima individuavano le aziende, le acquistavano, le gestivano per un po' di tempo e poi, quando erano decotte e completamente svuotate di finanziamenti e macchinari, le facevano fallire, ma non è escluso che l'operazione possa avere nuovi clamorosi sviluppi soprattutto per un'indagine legata all'eventuale trasferimento di denaro in Svizzera. Non sono da tralasciare infatti nuovi e più clamorosi colpi di scena con ogni probabilità sullo sfondo di Lugano, capoluogo del Canton Ticino. Un vero effetto domino, quello scoperto dalle Fiamme Gialle di Venezia che ha coinvolto ben tredici ditte di abbigliamento del Centro e del Nord Italia tra Marche, Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, tutte finite in una vera e propria "holding commerciale" che alla fine di ogni singolo processo di acquisizione, gestione e messa in fallimento dell'azienda, ha creato pesanti danni economici nonchè lo stato di disoccupazione per oltre 500 lavoratori dipendenti finiti prima in mobilità e poi licenziati alla "morte" della ditta. La Finanza ha calcolato in oltre 25 milioni di euro (50 miliardi di lire), il "buco" causato da questa holding. Ed è toccato al Nucleo provinciale della Polizia tributaria di Venezia riuscire a scoprire la classica "punta dell'iceberg" che ha consentito di dare il via all'operazione "Total Look" scattata sulla base di una complessa indagine, anche con intercettazioni telefoniche, durata sedici mesi e ben 23 luoghi sottoposti a perquisizione, che ha portato all'emissione di otto ordine di custodia cautelare firmati dal gip Vincenzo Santoro su richiesta dal sostituto procuratore di Venezia, Massimo De Bortoli. Tra i coinvolti tre persone sono attualmente in carcere, due agli arresti domiciliari e tre hanno obblighi di dimora. L'accusa è quella di un'articolata associazione a delinquere commessa in forma reiterata e continuata di delitti societari, tributari, riciclaggio e bancarotta fraudolenta. L'indagine era iniziata con l'esame degli atti di fallimento della società Cdc srl di Eraclea. Ed è stato proprio grazie a questo intervento in azienda che erano emersi i primi sospetti dopo che la Cdc era stata "prelevata" da alcuni imprenditori toscani e amministrata attraverso alcuni "prestanome". Dopo una prima indagine era subito emerso che dal fallimento dell'azienda del Veneto orientale erano stati distratti crediti per circa 1 milione 291 mila euro (pari a circa 2 miliardi e mezzo di vecchie lire) e macchinari per un valore stimabile di 258 mila euro (circa 500 milioni di lire). Un meccanismo che poi aveva colpito altre tredici ditte, ultima delle quali la Carlo spa di Solero in provincia di Alessandria che opera nel settore calzaturiero, ma con 35 punti vendita sul territorio nazionale. Fin da quando era entrata nella "holding", che vi aveva messo all'interno della società Massimo Cusumano (ex direttore della filiale Cariplo di Como) era iniziato il processo di "svuotamento" tanto che l'azienda ora si trova in una pesantissima situazione finanziaria che potrebbe concludersi con il fallimento e la messa in mobilità di ben 300 lavoratori.

Articolo tratto da "Il Gazzettino" © edizione di Venezia del 17.01.2003
Nota sul Copyright: "Ogni diritto di legge sulle informazioni fornite dalla società Finanziaria ed Editoriale San Marco S.p.A. editrice de "Il Gazzettino" spetta in via esclusiva alla società Finanziaria ed Editoriale San Marco S.p.A."
 

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