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L'ex regina della laguna riscopre le origini PDF Stampa
Scritto da Maurizio Marcon   
martedì 20 marzo 2001

È nel destino di Eraclea legare le proprie sorti alle vicende del territorio. Ai suoi mutamenti. Nobile e grande quando era la regina delle lagune, abbruttita e invivibile quando a dominare erano le acque dolci e paludose. Non aver saputo difendere la sua laguna le costò il primato. La progenitrice della Serenissima dovette rassegnarsi ad essere sacrificata. Distrutta dall'ambiente insano delle acque stagnanti provocate dalle piene del Piave che Venezia volle deviare e contenere per salvare la sua laguna, fonte di sicurezza e prosperità. L'antica Heraclia che nel massimo suo splendore era arrivata, dopo l'arrivo da Oderzo nel 638 del vescovo Magno, ad avere 90mila abitanti, divenne realtà inospitale. Talmente invivibile che il piccolo villaggio rinato a fatica, alla fine del '700, qualche chilometro più a valle dell'antica isola originaria di Melidissa dove si sviluppò la storia della città protetta dai Bizantini, venne chiamato Grisolera dal nome "grisiole", le arelle di canne palustri, segno distintivo della sua nuova realtà di palude. Così si chiamò il Comune istituito il 1 gennaio 1819, quando il dominante austriaco decise il riassetto del territorio. Bisogna aspettare altri 131 anni per rivedere riapparire il nome Eraclea. Era il 4 novembre 1950, quando, con decreto del Presidente della Repubblica, il paese modificò la denominazione che aveva evidenziato le caratteristiche di territorio evocativo di immagini di miseria e povertà. Tornare a chiamarsi Eraclea significò il tentativo di avviare il riscatto da anni di sacrifici e il riconoscimento di appartenere ad un passato di grandezza e prosperità. Un viatico per preparare un futuro migliore alle nuove generazioni. Oggi Eraclea con i suoi 95 chilometri quadrati di prospero territorio, i sacrifici della redenzione delle terre dalla palude hanno dato in premio una fertile campagna, e una bella spiaggia immersa nel verde di una splendida pineta, sta rivivendo. Gli abitanti sono tornati numerosi,12 557 per la precisione, divisi in tante frazioni. Ed è forse questo un limite: Eraclea è senza un capoluogo importante per dimensioni e assetto urbanistico. Il centro non supera i 5 mila abitanti. Troppo pochi per fargli assumere l'importanza che gli spetta. Tante son infatti le identità in cui si divide il Comune: Ponte Crepaldo, Torre di Fine, Eraclea Mare, Brian, Valcasoni, Stretti, Cittanova, Ca' Turcata, Paluda. Come nei secoli Eraclea ha dovuto vivere una doppia vita, così anche adesso è combattuta non solo dalle tante identità locali, ma, soprattutto, dalle due diverse vocazioni del suo territorio: località di mare e realtà di campagna. Turismo e agricoltura, industria della vacanze e industria di beni materiali. Tra le diverse dicotomie è però tra mare e terra che si gioca la partita. Se Jesolo e Caorle hanno scelto, per Eraclea non è facile decidere. Ad aiutare i due grossi Comuni ad est ed ovest c'è uno sviluppo del litorale che supera per entrambi la lunghezza di 15 chilometri, per Eraclea invece i mille e seicento metri di litorale utilizzabile è una misura troppo piccola per rischiare di giocarsi tutti gli investimenti. L'entroterra è grande, ed è decisamente il più popolato. Difficile scegliere in queste condizione la propria vocazione. La vera ricchezza è arrivata dal mare, ma la storia recente di Grisolera prima ed Eraclea poi si è sviluppata sul riscatto della terra. L'epopea delle bonifiche. Nel profondo l'anima dell'eraclense è l'anima del contadino. E con quella deve continuare a fare i conti. Guardando la laguna del Mort è però difficile restare indifferenti. Così bella da restare stupiti. Senza fiato. Ed è di nuovo il fascino delle calme acque salmastre, della laguna, a pretendere la loro parte di attenzione. La salvezza del Mort per Eraclea rappresenta la grande scommessa naturale del futuro. Un patrimonio e una risorsa di valore universale. Purtroppo ancora misconosciuta. Forse perché in Italia ci sono tante cose belle, e stare vicino a Venezia in questo caso non aiuta, che pochi conoscono questo piccolo paradiso alle foci del Piave. L'Amministrazione Comunale, negli ultimi anni, ha intrapreso, inascoltata, ben cinque tentativi di recupero e valorizzazione. Un destino che sembra ripetersi. Come l'antica Heraclia è stata soppiantata da Venezia perché non seppe difendere la sua laguna, ora il futuro, l'immagine della moderna Eraclea è ancora legata alla salvezza di una laguna. Piccola, ma irripetibile.

Articolo tratto da "Il Gazzettino" © edizione di Venezia del 20.03.2001.
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