| Per quell'esproprio mal eseguito |
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| Scritto da Michele Fullin | |
| martedì 26 novembre 2002 | |
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Per quell'esproprio mal eseguito dovranno risarcire allo Stato 55 mila euro, a parziale riparazione del danno causato alle casse del Comune di Eraclea. L'ex sindaco, Mario Visentin e l'ex assessore ai Lavori pubblici Silvano Bozzo sono stati condannati dalla Corte dei conti, nonostante avessero respinto le accuse avanzate dalla Procura regionale, al pagamento rispettivamente di 35 mila e 20 mila euro più gli interessi e le spese legali. Con questa sentenza (che potrà essere comunque appellata alla Sezione centrale) si conclude una lunghissima vicenda, che tra polemiche e accuse reciproche si è trascinata per 14 lunghi anni. Bisogna infatti tornare indietro all'aprile 1988 per trovare la delibera con cui la giunta di Eraclea decise l'occupazione d'urgenza di un terreno necessario alla costruzione della strada Eraclea Mare-Caorle. Questo atto, al quale non seguì la procedura d'esproprio vera e propria, permise per qualche anno al Comune di non versare una cospicua somma di denaro a garanzia dell'operazione, ma poi si rivolse contro l'amministrazione stessa. Nel 1993, infatti, il proprietario del terreno espropriato, Clemente Pasti, fece causa al Comune per farsi liquidare quanto gli spettava. Le udienze si trascinarono per cinque anni, ma nel 1998 il Tribunale condannò il Comune al pagamento di circa 400 milioni di lire. Una cifra abnorme rispetto a quello che l'amministrazione avrebbe dovuto sborsare pagando subito. Per questo motivo il viceprocuratore Giancarlo Di Maio citò a giudizio sindaco, assessore e un geometra del Settore urbanistica, ipotizzando un danno di 126.567 euro e chiedendo la somma di 42.189 euro per ciascuno. La Corte (Zambardi, Castiglione, Tomassini), pur riconoscendo la responsabilità degli amministratori, non ha ritenuto che le responsabilità fossero equamente suddivise. Il geometra non dovrà pagare nulla in quanto le sue funzioni esulavano dalle procedure espropriative, attribuite in pianta organica alla Sezione lavori pubblici (lui era dell'Urbanistica). Per il resto la Corte ha riconosciuto che il danno al Comune c'è stato e per colpa grave, pur ritenendo eccessiva la richiesta di rimborso pari all'intero danno patito dal Comune, in quanto 91.619 euro su 126.567 erano dovuti ad interessi. In particolare è stata riconosciuto e stigmatizzato il comportamento del sindaco, per "la macroscopica deviazione dalla condotta connessa alle sue funzioni nonché all'assoluta noncuranza dei diritti dei privati". Articolo tratto da "Il Gazzettino" © edizione di Venezia del 26.11.2002Nota sul Copyright: "Ogni diritto di legge sulle informazioni fornite dalla società Finanziaria ed Editoriale San Marco S.p.A. editrice de "Il Gazzettino" spetta in via esclusiva alla società Finanziaria ed Editoriale San Marco S.p.A." |