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Il fiume che muore regala un paradiso naturale unico PDF Stampa
martedì 20 marzo 2001

Il nome Mort deriva dal fatto che nel 1936 una piena del Piave fece cambiare corso all'ultimo tratto del fiume facendolo sboccare a Cortellazzo. Quell'asta di fiume rimasta interclusa divenne con il tempo un ambiente acqueo con caratteristiche di laguna salata a est e paludosa a ovest. Mort quindi dal fiume che in quel punto è morto. Non è però morta la natura, che lasciata a sé stessa ha potuto sviluppare un biotopo litoraneo unico. Animale e vegetale. Un piccolo paradiso incontaminato avvantaggiatosi dal fatto che non vi sfocia nessun corso d'acqua. «Il Mort - dice il naturalista Michele Zanetti - non è il Serengeti, nè il Parco d'Abruzzo. Non vi si trova cioè la natura incontaminata dei grandi parchi nazionali. Eppure, nel contesto dei litorali sabbiosi altoadriatici, spianati e trasformati irreversibilmente dalle quinte degli edifici balneari, il biotopo costituisce un significativo tassello di quella biodiversità residua che ancora consente ai nostri litorali di conservare una propria identità. Rimossa o cancellata dagli interventi di semplificazione dell'uomo, la stessa biodiversità non si ricostruisce più e l'ambiente ne risulta impoverito e banalizzato. In questi casi non è solo l'ambiente ad essere impoverito e banalizzato, bensì anche il patrimonio culturale, morale e spirituale dell'intera comunità, che - avendo ricevuto un bene da amministrare per conto dei propri discendenti - dimostra di non averne saputo garantire integrità, continuità e produttività futura». Ecco quindi che sulla salvezza del Mort si gioca la partita simbolo tra natura e irrazionale sfruttamento del territorio. Il futuro di Eraclea.

Articolo tratto da "Il Gazzettino" © edizione di Venezia del 20.03.2001.
Nota sul Copyright: "Ogni diritto di legge sulle informazioni fornite dalla società Finanziaria ed Editoriale San Marco S.p.A. editrice de "Il Gazzettino" spetta in via esclusiva alla società Finanaziaria ed Editoriale San Marco S.p.A."
 

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