Skip to content
Da Grisolera a Heraclia il riscatto di un nome PDF Stampa
Scritto da Maurizio Marcon   
martedì 20 marzo 2001

Storia di Dogi o storia di cariolanti? Storia di Heraclia o storia di Grisolera? Qual è la vera storia di Eraclea ? Morta e risorta, Eraclea è come l'araba fenice. Non riapparsa dalle ceneri, ma emersa dalle acque. Prima quelle salubri della laguna, poi quelle malsane della paludi. Ha vissuto due vite, due distinte condizioni. In epoche diverse. Le stelle e le stalle: i nobili fasti delle origini di Venezia e le immani fatiche della bonifica. Ed è proprio per dimenticare queste che si sono rievocate quelle. L'intuizione di dare una scossa al territorio, richiamando la grandezza dell'illustre passato per aiutare la gente a liberarsi dalla miserevole condizione in cui era precipitata nell'ultimo dopoguerra, venne a don Roberto Voltolina, sacerdote a Stretti. Sua è stata l'idea di far riprendere all'umile Grisolera l'antico nome di Eraclea. Accolta con favore in Comune, trovò nell'intraprendente segretario Aldo Tassoni la strada giusta per superare gli scogli burocratici. E così nel 1950 il cambio di nome potè essere concretizzato. Bisogna però aspettare il 1999 perché l'Associazione culturale "Il Carro" avvii, con la rievocazione storica in costume dell'elezione del primo Doge di Venezia, l'operazione culturale di estendere la riappropriazione di tanto passato a tutta la popolazione del paese, frazioni comprese. L'intenzione per il futuro è di ripetere la manifestazione ogni anno. Prima, tra i residenti, c'era ancora chi si chiedeva perché mai a Eraclea ci fosse una via chiamata Anafesto o chi mai potesse essere San Magno, le cui spoglie sono conservate nel Duomo. Tutti ora sanno che Paolo Lucio Anafesto, detto Paoluccio, cittadino di Eraclea di alto senno e rare virtù, è stato il primo Doge di Venezia, eletto a Eraclea nel 697, e che San Magno, le cui spoglie sono conservate nel Duomo, altri non era che il vescovo Magno di Oderzo, trasferitosi in laguna nel 638 con la maggior parte della popolazione opitergina per sfuggire alle rappresaglie longobarde e alle persecuzioni dell'arianesimo. Recuperare l'antica storia dimenticata di Heraclia non è stata solo un'artificiosa operazione di facciata, ma rappresenta il serio tentativo di recupero dell'identità storica e archeologica del territorio. «Quando, tra il VI e VII secolo, Rialto, Olivolo, Spinalunga (attuale Giudecca) e Dorsoduro, erano isole basse e scarsamente abitate da pescatori - ricorda lo storico locale, Luigino Paro - Eraclea era il centro politico della Venezia insulare, Grado il centro religioso e Torcello quello commerciale». I dissidi e scontri interni tra le isole, addirittura guerre tra Eraclea ed Equilio, portarono alla nomina di un'unica autorità: il Doge. I primi furono tutti di Eraclea. Uno splendore che durò poco causa l'interrarsi della laguna. Eraclea cominciò a spopolarsi. Nell'804, dopo lo smantellamento delle mura, le più potenti e ricche famiglie si trasferirono a Rialto e Malamocco, dove con i materiali dei palazzi demoliti costruirono nuovi grandiosi edifici. In qualche modo Eraclea sopravvisse fino al 1031, come Civitas Nova, per la scelta di alcune famiglie, i Partecipazio (Badoari) e gli Orseolo, che ne fecero un luogo di villeggiatura e convivio, per dedicarsi alla caccia e alla pesca. Dopo l'XI secolo andò incontro a rovina e si spopolò, pur rimanendo sede vescovile fino al 1440. Abbandonata anche da Dio, Civitas Nova Eraclea, invasa da una palude melmosa, cominciò a sparire anche dalla cartografia ufficiale. Risorgerà solo nel 1728, per merito di un patrizio veneziano, Almorò Lolin Giustinian, proprietario di vasti terreni in loco, che allo scopo di promuovere la formazione di un agglomerato urbano per un recupero del territorio, pensò di far erigere una chiesa dedicata a Maria in uno dei punti più elevati. Il posto era circa 10 chilometri a sud dell'insediamento originario, che venne chiamato La Grisolera (da "grisioe", le arelle di canna palustre) ed eletto a parrocchia. Diventato Comune nel 1819, Grisolera, il cui territorio per il 70 per cento continuava ad essere dominato dalle acque, potè cominciare a vivere solo con le bonifiche.

Articolo tratto da "Il Gazzettino" © edizione di Venezia del 20.03.2001.
Nota sul Copyright: "Ogni diritto di legge sulle informazioni fornite dalla società Finanziaria ed Editoriale San Marco S.p.A. editrice de "Il Gazzettino" spetta in via esclusiva alla società Finanaziaria ed Editoriale San Marco S.p.A."
 

Problemi in evidenza

Incroci al buio
Desideriamo segnalare la pericolosità di alcuni incroci del nostro territorio comunale dovuta all'assenza di illuminazione elettrica. Si tratta di un paio di crocevia che sono particolarmente frequentati non solo nelle ore diurne ma anche in quelle serali e notturne quando il buio la fa da padrone.Leggi tutto

Dalla Galleria

Carnevale 2008: il video

Ultimi annunci