| Attentato, in libertà il casertano |
|
|
| Scritto da G. B. | |
| martedì 03 settembre 2002 | |
|
Al giudice ha spiegato che di aver detenuto irregolarmente quel revolver per difesa personale, poichè aveva litigato con alcuni albanesi. Tommaso Napoletano, l'operaio edile campano arrestato sabato dai Carabinieri di Eraclea, si è difeso così ieri mattina davanti al giudice per le indagini preliminari Giandomenico Gallo il quale, a conclusione dell'interrogatorio, lo ha rimesso in libertà, imponendogli soltanto l'obbligo di firma. L'uomo, casertano di origine, assistito dall'avvocato Annamaria Marin, era stato perquisito a seguito dell'attentato messo a segno la notte precedente a San Donà di Piave, dove furono esplosi quattro colpi di pistola contro la vetrina dell'agenzia immobiliare "Emiro". Nell'abitazione di Napoletano, vecchia conoscenza delle forze dell'ordine e già sottoposto ad una misura di prevenzione, i militari dell'Arma scoprirono una pistola Smith and Wesson calibro 38 special e 99 cartucce, e scattarono subito le manette. I Carabinieri, però, non sono riusciti a trovare prove che possano collegare Napoletano con l'attentato di San Donà, e gli hanno contestato soltanto la detenzione illegale di arma da fuoco, reato per il quale il giudice ha ritenuto adeguato l'obbligo di presentarsi ogni giorno alla stazione dei carabinieri. Il giovane meridionale aveva dei precedenti penali per reati contro il patrimonio e detenzione illegale di armi. Intanto è massimo il riserbo degli inquirenti sul grave e inquietante episodio accaduto nella notte tra venerdì e sabato, quando sono stati sparati quattro colpi con un'arma da fuoco contro le vetrate dell'agenzia immobiliare "Emiro", del sandonatese Dimitri Basso, in via Don Bosco. Tutto tace quindi sugli possibili sviluppi della vicenda. Si è trattato di un fatto grave che ha sconcertato e turbato non poco la famiglia che gestisce l'agenzia, la cui attività era stata aperta nel febbraio dello scorso anno. La famiglia, tramite il proprio legale, l'avvocato Luca Pavanetto, ha ora chiesto di ottenere una sorveglianza speciale dalle forze dell'ordine. In attesa che i Carabinieri della Compagnia di San Donà di Piave facciano piena luce sull'accaduto, tutte le ipotesi sono possibili, anche se Dimitri Basso nega di avere ricevuto in precedenza qualsiasi tipo di minaccia o di intimidazione. Sembra, anche se siamo nel campo delle ipotesi, siano da scartare eventuali piste collegate alla concorrenzialità tra le numerose, oltre una trentina, agenzie presenti in città dove il mercato immobiliare è floridissimo. Potrebbe trattarsi di un episodio collegato ad un tentativo di estorsione, anche se fino ad ora nel Sandonatese non si sarebbero mai verificati episodi di taglieggiamento o richieste di "pizzo". In tal senso pare siano indirizzate anche le indagini avviate dal legale della famiglia che starebbe seguendo, a suo dire, una pista "concreta e attuale". Sembra comunque che nell'azione intimidatoria contro l'agenzia non abbia partecipato una sola persona. Nel contesto delle indagini, notevole rilevanza si attendono dalla perizia balistica, da parte del Ris dei Carabinieri di Parma, sulle quattro ogive recuperate all'interno dell'agenzia, per stabilire da quale tipo di arma siano partite. Articolo tratto da "Il Gazzettino" © edizione di Venezia del 03.09.2002Nota sul Copyright: "Ogni diritto di legge sulle informazioni fornite dalla società Finanziaria ed Editoriale San Marco S.p.A. editrice de "Il Gazzettino" spetta in via esclusiva alla società Finanziaria ed Editoriale San Marco S.p.A." |