| Don Piero scatena la guerra delle medicine |
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| Scritto da Maurizio Marcon | |
| mercoledì 10 luglio 2002 | |
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"Basta! A questo punto faccio disobbedienza civile: la farmacia l'apro io. Sarà una sorta di armadio farmaceutico, una forma per aiutare gli anziani a procurarsi le medicine". Don Piero Lucchetta, parroco di Ponte Crepaldo, non ha la laurea in farmacia, ma ha deciso di dare una svolta pratica all'oramai eterno problema della mancanza di una farmacia nella popolosa frazione: i suoi 4 mila parrocchiani sono attualmente costretti a percorrere 4 chilometri della trafficatissima provinciale jesolana per procurarsi le medicine nel posto più vicino, il capoluogo. Senza un pista ciclo pedonale, senza un servizio di trasporto pubblico, fare per un anziano in bicicletta, soprattutto d'estate, quella maledetta provinciale, può essere un viaggio senza ritorno: i dati della Polizia Municipale parlano per quel tratto di strada di una media di venti sinistri all'anno. Tanto più che quel viaggio deve essere fatto spesso due volte perchè con l'attuale sistema monopolistico di gestione delle farmacie è una fortuna da tredici al totocalcio trovare tutti i farmaci della ricetta al primo colpo. Non che i politici e amministrazioni pubbliche si siano disinteressati del problema farmacia a Ponte Crepaldo: c'è stata in questo senso la proposta del Comune di revisione della pianta organica comunale delle farmacie, appoggiata dall'Ulss, ma con il parere negativo dell'Ordine dei Farmacisti, ed accettata dalla quinta commissione regionale con un non indifferente sforzo interpretativo dell'attuale normativa sui parametri numerici; addirittura il consigliere regionale diessino Gianpietro Marchese ha presentato una proposta di legge regionale per permettere l'istituzione in deroga della farmacia. "Il vero problema - sostiene Marchese - è liberalizzare il mercato delle farmacie affidando a Comuni e Asl il compito di individuare e risolvere le necessità del loro territorio". E' bastato però che i farmacisti del Comune facessero circolare la voce di un ricorso al Tar, nell'eventualità di un decreto della Giunta regionale di recepimento del parere della quinta commissione che don Piero non ci ha più visto. "I titolari delle farmacie di Eraclea ed Eraclea Mare che si opporrebbero vedono solo il loro profitto - protesta il parroco - non è etico che si speculi così sulla pelle degli anziani. Adesso parto con un servizio di raccolta di tutte le ricette rilasciate dai medici che porterò nella farmacia di Stretti o fuori Comune, poi aprirò in oratorio un bancone farmaceutico vero e proprio". Insomma la strategia è colpire gli interessi dei titolari delle farmacie per portarli ad una maggiore comprensione di carità cristiana. Articolo tratto da "Il Gazzettino" © edizione di Venezia del 10.07.2002Nota sul Copyright: "Ogni diritto di legge sulle informazioni fornite dalla società Finanziaria ed Editoriale San Marco S.p.A. editrice de "Il Gazzettino" spetta in via esclusiva alla società Finanaziaria ed Editoriale San Marco S.p.A." |