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«Don Giovanni santo, come padre Pio» PDF Stampa
Scritto da Maurizio Marcon   
venerdì 26 aprile 2002

"Don Giovanni è santo come Padre Pio, è l'umiltà di noi veneti che non ci permette di valorizzare i nostri santi come fanno altrove". Maria Luisa, una dei tanti devoti a don Giovanni Bertoli, arrivati ieri a Parada per celebrare il 38. anniversario della sua scomparsa, non nasconde la delusione per non vedere ancora riconosciuta la santità del "prete dei miracoli". Un'amarezza che l'omelia di don Alberto Da Ponte, nuovo parroco di Stretti, ha contribuito ad alimentare. "Noi siamo qui per ricordare don Giovanni - ha detto - sapendo però che oggi è il giorno dedicato dalla Chiesa a San Marco Evangelista". Una precisazione difficile da ingoiare per i tantissimi devoti a don Giovanni che invece lamentano un suo presunto colpevole misconoscimento da parte della Chiesa. Parada, piccola località campestre lungo la provinciale 57, poco distante da Stretti, sede della casa, ora trasformata in santuario, dov'è morto all'età di 94 anni don Giovanni, il 25 aprile si trasforma: auto parcheggiate ovunque, tanta gente che neppure il duomo di Eraclea sarebbe in grado di contenere. Qui, per tutti, il 25 aprile non è tanto il giorno in cui si ricorda la Liberazione o si festeggia San Marco quanto il giorno in cui nel 1964 morì don Giovanni Bertola. Ecco quindi che la Chiesa ufficiale, e don Alberto si dimostra fedele interprete, non trascura di puntualizzare. Ogni anno però immancabilmente i devoti insistono: "Don Giovanni va santificato" e giù a ricordare i mille episodi prodigiosi, presunti "miracoli", che l'hanno visto protagonista. A Venezia, dov'era nato nel 1869, come in provincia di Udine, Pordenone e Treviso, sono ancora molti a vivere nel suo ricordo, riconoscenti per una guarigione ottenuta o per essere stati beneficiati in caso di afflizione. I suoi interventi svariavano procurando inspiegabili guarigioni o soluzioni di problemi esistenziali. Fatti semplici, quasi banali, ma che per i tempi apparivano "miracoli". Tempi di immani fatiche, fame, pellagra e "acque meschizze". Tempi in cui Eraclea, si chiamava Grisolera, da "grisiole", arelle di canne palustri, che ben ha significato fino a metà secolo, un misero ambiente acquitrinoso e campagna appena bonificata. Tempi durissimi, di grandi sofferenze da alleviare. E il primo "miracolo" di don Giovanni fu certamente la sua missione pastorale: portare la parola consolatrice del Signore in questa zona di disperazione, dove bastava un nonnulla per fare precipitare la sopravvivenza verso il baratro. Rianimare il bambino caduto nel pozzo, far camminare la bambina che a tre anni di vita non era ancora in grado di muovere un passo, resuscitare i maiali morti, potrebbero da soli far gridare al miracolo. Ma è per i ritrovamenti di anatre, galline, le più diverse cose, povere, ma essenziali in una realtà di disperazione, che don Giovanni è soprattutto ricordato. Liberare le colture afflitte dai parassiti, sbiancare la polenta sporcatasi di sangue nel paiolo, far cuocere il riso che non voleva saperne di essere cotto, far ritrovare la bicicletta rubata, far fuggire il prigioniero avviato al campo di concentramento, far filare i bachi da seta paralizzati, impedire ai ladri di staccare dall'albero le mele che stavano rubando. Erano questi i "Miracoli" di una realtà di povera campagna. La Chiesa, come prassi in questi casi di umane vicende, va con i piedi di piombo. Forse troppo rispetto agli ormai radicati segnali di culto e devozione. Ma se ha fatto fatica nel caso di padre Pio, ancor più ardua si presenta la strada della beatificazione per don Giovanni, prete della profonda campagna dimenticata. In verità don Violante Veronese, parrocco a Stretti fino all'anno scorso, morto da poco, aveva iniziato a raccogliere documentazione e testimonianze per raccontare la vita del suo illustre predecessore. Voleva scrivere un libro; purtroppo la malattia lo aggredì e il suo progetto rimase irrealizzato. Un libro scritto da un sacerdote avrebbe potuto infatti rappresentare un primo passo significativo per avviare l'iter di un processo di beatificazione. I devoti di don Giovanni non demordono, e dopo le petizioni degli anni scorsi, sono decisi di cogliere l'occasione dell'arrivo del nuovo patriarca Angelo Scola per riproporre la loro supplica.

Articolo tratto da "Il Gazzettino" © edizione di Venezia del 26.04.2002
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