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Valcasoni, la frazione dimenticata PDF Stampa
Scritto da Maurizio Marcon   
sabato 06 aprile 2002

Valcasoni sta morendo, il parrocco chiede aiuto. Un grido per la frazione più di frontiera del comune di Eraclea: 500 residenti che vivono in case sparse lungo la Jesolana, a sei chilometri da Eraclea. La sagra paesana che inizia questa sera su iniziativa di un molto unito gruppo parrocchiale dà l'occasione a don Agostino Manente di parlare dei problemi "civili" della parrocchia: una realtà senza scuola da tempo, senza servizi, con le tubature dell'acquedotto perennemente in riparazione, la Provinciale con l'erba alta e i platani marci, pochi cassonetti della spazzatura, dove la fermata delle corriere è costituita da un palo impiantato nel ciglio della provinciale, e ai giovani manca la possibilità di farsi una casa per metter su famiglia. Una realtà insomma senza futuro. Solo la parrocchia è rimasta a tenere vivo il senso comunitario, abbarbicata su uno spirito d'identità che non vuole venir meno. Sorta negli anni venti con la bonifica di valle Sette Casoni, la piccola frazione di Eraclea conserva nel nome la sua storia di fatica e abbandono. La voglia di continuare ad esistere è forte, seppur senza grandi pretese. "Nessuno ha colpa, non voglio accusare nessuno, ma tutti ci hanno dimenticati - spiega don Agostino - eppure basterebbe molto poco: non possiamo e non vogliamo chiedere una scuola, capiamo che i servizi devono essere accentrati, basterbbe però poco per soddisfare le esigenze della nostra comunità. È ancora forte il senso di identità e di appartenenza, i giovani che si sposano vorrebbero restare, ma non c'è neppure un lotto dove poter costruire. Basterebbe un'area edificabile, creare un po' di centro, arrivare sui mille abitanti, e Valcasoni non sarebbe più una strada provinciale con case sparse attorno. Siamo troppo pochi, contiamo troppo poco per sperare di avere una pista ciclabile o almeno che la Provincia tagli l'erba lungo il ciglio e poti i rami marci degli alberi. Anche per i rifiuti siamo trascurati: in tutta Valcasoni non c'è una campana gialla per la raccolta della carta. Cosa ci vuole a fare una piazzola con una pensilina per permettere agli anziani di attendere riparati la corriera, invece di stare sul ciglio della provinciale al freddo e alla pioggia?". Senza contare che Valcasoni rispetto a Ponte Crepaldo è ancora più disagiata e lontana da farmacia e ufficio postale. "Certo - dice don Agostino - è uno scandalo non poter avere ai nostri anni una farmacia a Ponte Crepaldo o dover andare a fare quelle lunghe code nell'ufficio postale di Eraclea. Chi ha il mezzo di trasporto preferisce andare a Stretti sia per la farmacia, meglio accessibile di quella in cima alla scalinata di Eraclea, che per l'ufficio postale dove non c'è mai coda. Sono molte le cose che mancano a Valcasoni ed è certamente troppo chiederle tutte, a noi basta solo un po' più di attenzione. Fortuna vuole che ci sia un bel gruppo unito di persone e la sagra paesana è un segno di aggregazione, di vitalità, di volerci essere che non deve andar disperso".

Articolo tratto da "Il Gazzettino" © edizione di Venezia del 06.04.2002
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