| Nove indagati per le presunte "mazzette" all'Ufficio entrate |
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| Scritto da Gianluca Amadori | |
| mercoledì 13 febbraio 2002 | |
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Nove indagati nello scandalo delle presunte tangenti all'Ufficio delle Entrate. Il sostituto procuratore Felice Casson ha chiuso l'inchiesta con il deposito degli atti, la procedura che normalmente precede una richiesta di rinvio a giudizio e dà modo agli accusati di fare copia del fascicolo processuale, chiedere di essere interrogati e depositare eventuali memorie difensive. Gli episodi finiti sotto inchiesta sono complessivamente più di trenta: in gran parte si tratta di "mazzette" di pochi milioni di lire ciascuna, al massimo una decina, per un ammontare complessivo sarebbe ben superiore ai duecento milioni inizialmente prospettati. Cinque dei nove indagati sono dipendenti dell'Ufficio delle Entrate: Paolo Burigotto, 55 anni, di Mestre, Roberto Moi, 61 anni, di Mestre, Roberto Bortolotto, 55 anni di Noventa di Piave, Renzo Barosco, 59 di Cessalto e Saverio Casale, 48 anni, di Mogliano Veneto, tutti accusati a vario titolo di concussione e tentata concussione. Assieme a loro sono finiti sotto accusa anche tre professionisti che, secondo la procura, si sarebbero in qualche modo prestati a fare da tramite delle presunte tangenti, o avrebbero messo in contatto i propri clienti con i funzionari infedeli: si tratta del ragioniere di Spinea Mario Curcio, 61 anni, ragioniere di Spinea, del consulente fiscale di Eraclea, Maurizio Santin, 49 anni, e il dipendente di un ufficio di consulenza del lavoro di Eraclea, Luigi Paro, 55 anni.La posizione attorno alla quale vi sono i maggiori dubbi riguarda il Curcio: da un lato il pm Casson ipotizza a suo carico il reato di concorso in cuncussione (assieme a Burigotto e Moi) e calunnia nei confronti di un giovane esercente di Salzano, Massimiliano Bertoldo, al quale avrebbe imposto una tangente di quattro milioni di lire, per poi denunciarlo e farlo arrestare per estorsione quando questi pretese la restituzione del denaro, reclamando dieci milioni di lire; dall'altra lo stesso Bertoldo è accusato di estorsione nei confronti del ragioniere per le minacce a lui rivolte per ottenere i soldi. Su questo aspetto della vicenda non vi è ancora piena chiarezza e di conseguenza il magistrato potrebbe tenere in piedi le imputazioni contrapposte, lasciando al Tribunale il compito di ricostruire con esattezza i fatti. Sugli altri episodi, invece, Casson non ha dubbi: oltre alle testimonianze degli imprenditori e degli esercenti costretti a pagare, gran parte dei quali operanti nell'area del Sandonatese, può contare sulle confessioni di Burigotto e degli altri dipendenti dell'Ufficio delle Entrate, i quali hanno ammesso gran parte degli addebiti. Lo scandalo era scoppiato all'inizio dello scorso anno con l'arresto di Paolo Burigotto, prima impiegato all'ufficio delle Entrate di Mestre, e dal 1998 in quello di San Donà di Piave: da una "mazzetta" di appena tre milioni si è passati ad una trentina di episodi. Sulla vicenda ha recentemente aperto un'inchiesta anche la procura regionale della Corte dei conti: il viceprocuratore Stefania Fusaro vuole verificare se i presunti favori accordati ad imprenditori e commercianti in cambio di somme di denaro, abbia comportanto un danno per l'erario, così come ipotizzato dal pm Casson, secondo il quale le presunte tangenti sarebbero servite per "ammorbidire" alcune verifiche fiscali e far pagare multe meno pesanti. Articolo tratto da "Il Gazzettino" © edizione di Venezia del 13.02.2002Nota sul Copyright: "Ogni diritto di legge sulle informazioni fornite dalla società Finanziaria ed Editoriale San Marco S.p.A. editrice de "Il Gazzettino" spetta in via esclusiva alla società Finanaziaria ed Editoriale San Marco S.p.A." |