| Fanghi del Mariclea, oggi si pronuncia la conferenza dei servizi |
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| Scritto da Maurizio Marcon | |
| giovedì 29 novembre 2001 | |
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I fanghi del Mariclea ancora al centro dell'attenzione della Regione e della conferenza dei servizi, appositamente convocata dalla Provincia e aggiornata ad oggi, dopo la prima riunione interlocutoria della settimana scorsa. Dopo l'esposto dello scorso maggio del Wwf, che voleva capire il reale rischio dei fanghi di dragaggio della darsena, di presunta natura tossico-nociva, secondo le analisi dell'Università di Padova, in giugno, c'era stata un'interrogazione in Regione di Pietrangelo Pettenò e Maurizio Tosi. Anche i consiglieri di Rifondazione Comunista si preoccupavano di chiarire la natura dei fanghi e l'eventuale rischio nel caso fossero classificati tossico-nocivi, come sembrava emergere dalle prime analisi dell'Università di Padova; e se l'intervento di scavo e spianamento dei fanghi avesse provocato danni a una zona soggetta a vincolo idrogeologico e paesaggistico. Successivamente tutto sembrava fosse stato chiarito alla luce delle analisi, dall'esito tranquillizzante, commissionate dalla società nautica a un laboratorio privato di Mogliano; nessuna preoccupazione arrivava anche dal Servizio igiene e sanità pubblica dell'Asl che in un sopralluogo al deposito dei fanghi, ormai asciutti, non aveva rilevato cattivi odori; Provincia e Arpav, nel recepire le preoccupazioni del Wwf, avviavano ognuna un procedimento: a distanza di sette mesi l'agenzia regionale per l'ambiente deve però ancora effettuare proprie analisi, essendosi limitata a verificare quelle refertate dal laboratorio privato e stimando così di essere in presenza di semplici rifiuti speciali; non ha corso neppure il settore politiche ambientali della Provincia che solo a novembre si è posto il problema di vederci chiaro, convocando la conferenza dei servizi giunta, oggi, alla seconda riunione. Nel frattempo, il 26 ottobre, Pettenò e Tosi sono tornati ad incalzare la Regione, con una nuova interrogazione, per sapere sulle autorizzazioni e successive proroghe al deposito dei materiali sospetti, mescolati con sabbia in zona vincolata, senza che sia avvenuto lo smaltimento. Ed è stato proprio sul palleggiamento di responsabilità tra Comune, Provincia e Arpav, riguardo a chi compete rilasciare tali autorizzazioni, che gli enti si sono aggiornati a oggi. Altro aspetto da chiarire è l'eventualità che l'Arpav debba compiere proprie analisi: capire cioè se si debbano smaltire semplici materiali inerti, rifiuti speciali o tossico-nocivi. In quest'ultima ipotesi i costi salirebbero a cifre da capogiro: si parla di circa 600 milioni. Articolo tratto da "Il Gazzettino" © edizione di Venezia del 29.11.2001.Nota sul Copyright: "Ogni diritto di legge sulle informazioni fornite dalla società Finanziaria ed Editoriale San Marco S.p.A. editrice de "Il Gazzettino" spetta in via esclusiva alla società Finanaziaria ed Editoriale San Marco S.p.A." |