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Scarcerata la coppia accusata di sequestro PDF Stampa
Scritto da Fabrizio Cibin   
domenica 01 giugno 2008

ImageSono stati scarcerati i due conviventi M.Z., artigiano di 48 anni, e J.N.P., di 40, sui quali pesa la grave accusa di sequestro di persona e lesioni personali in concorso. Al termine dell'udienza di convalida, che si è svolta ieri a Venezia e durata oltre sei ore, il giudice Maria Rosaria Minatolo, ha di fatto creduto alla minuziosa ricostruzione dell'avvocato della difesa Alberto Teso, disponendo per la scarcerazione. Il pubblico ministero Paola Tonini, sulla base soprattutto della denuncia della vittima, R.L., 48 anni di Jesolo, aveva invece chiesto la custodia cautelare in carcere.

Il fatto era accaduto nella serata di martedì, quando i carabinieri erano stati allertati da una donna, perché un uomo era stato fatto salire in una Fiat Panda pareva con una certa irruenza. I militari dell'arma hanno identificato i tre e rintracciati in un capannone di Jesolo Paese di proprietà dell'artigiano di Eraclea. In pratica M.Z., che aveva rilevato l'attività di realizzazione di tende da sole da R.L., rivendicava il fatto che quest'ultimo non gli avrebbe dato i soldi di alcuni clienti; in pratica si sentiva lui vittima di un raggiro. L'altra sera, insomma, doveva esserci un faccia a faccia; se poi sia degenerato, questo sarà stabilito in sede processuale, intanto la difesa ha raccolto un punto a suo favore attraverso la scarcerazione. "Non è vero - ha sostenuto Teso - che la presunta vittima sia stata caricata a forza sull'auto del mio assistito: vi è salita spontaneamente, tra l'altro alle otto di sera e davanti a molte persone; non è vero che la Panda fosse stata 'nascosta': era parcheggiata in bella vista davanti al capannone, sede dell'attività del mio cliente; non è vero che i carabinieri hanno fatto 'irruzione' nel capannone: due militari si sono limitati a suonare il campanello ed i miei clienti sono usciti in compagnia del R.L. che, per inciso, non era affatto sofferente né tantomeno sanguinante. L'unica cosa vera è che la signora J.N.P., appreso del furto, ha colpito R.L. con due ceffoni, piangendo dalla rabbia. Tra l'altro in piazza e di fronte a decine di testimoni. E vorrei vedere chi non avrebbe fatto altrettanto!". Teso che si è detto soddisfatto e che punta ad ottenere la derubricazione del reato in percosse ed esercizio arbitrario. L'altro ieri era intervenuto pubblicamente anche il legale della vittima, l'avvocato Luca Pavanetto, che ha riportato quanto sostenuto dal cliente, ovvero di essere stato prelevato con forza e poi picchiato. "Chiederemo una condanna esemplare e severissima - aveva concluso Pavanetto - unitamente ad un importante risarcimento danni che possa almeno in parte ripagare le sofferenze di chi giace nel letto di un ospedale".



Articolo tratto dal quotidiano: "Il Gazzettino"
Nota sul copyright: ogni diritto di legge sulle informazioni fornite da Il Gazzettino S.p.A. editrice de "Il Gazzettino" spetta in via esclusiva a Il Gazzettino S.p.A.

 

 

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