|
Le ragioni sono diverse, ma l'intoppo è lo stesso. Internet veloce è una chimera anche per chi vive o lavora nelle zone più centrali e sviluppate del paese. In questo caso, la causa del rallentamento per chi naviga in ADSL non sono solo le condizioni scadenti della strada su cui si viaggia, ma anche un'errata previsione del traffico. Si chiama overbooking di banda e, sostanzialmente, significa che i provider vendono una quantità di banda maggiore rispetto a quello che la potenzialità tecnologica messa in campo permette di sostenere. È un po' quello che accade nelle tangenziali delle grandi città nell'ora di punta: strade troppo strette, molte macchine in circolazione e lunghissime code estenuanti.
Per ovviare a questo problema naturalmente una soluzione ci sarebbe: investire più risorse. Ma a parte Fastweb che in alcune grandi città ha scommesso sulla fibra ottica, costruendo ex novo per i propri utenti una parte della rete, nessuno degli operatori telefonici ha mostrato finora lungimiranza. Il risultato è che, nonostante in alcune zone d'Italia esista la possibilità di sottoscrivere un contratto da 20 mega nominali, dalle centrali che dovrebbero fornire questo servizio quei mega proprio non escono. A Roma per esempio chi ha sottoscritto una connessione superveloce, in condizioni ottimali riesce a navigare con 8-10 mega. Insomma ancora una volta paga più di quello che gli viene offerto senza che l'Autorità garante per le comunicazioni intervenga. Eppure che l'ADSL nel nostro paese sia un problema è cosa ben nota anche a chi quell'Authority la dirige. Solo qualche giorno fa Corrado Calabrò presidente dell'Agcom ha dichiarato: "Nelle telecomunicazioni bisogna cambiare registro oppure siamo al capolinea. E tocca allo Stato innescare un nuovo ciclo di investimenti che da sole le imprese private potrebbero non avere convenienza a fare". Effettivamente finora gli investimenti sono solo stati annunciati. Solo un anno fa Telecom assicurava che avrebbe collegato nel centro di Milano circa 70mila utenze alla fibra ottica. Di quel progetto non si è più saputo niente. Circa 3 mesi fa, invece, l'ultima dichiarazione di intenti è partita dal nuovo amministratore delegato dell'ex monopolista, Franco Bernabé, che ha promesso 160 milioni di euro per la manutenzione e il potenziamento della rete. "In realtà di questi soldi sul bilancio 2008 non c'è ancora traccia", racconta a Punto Informatico e al Salvagente Carmelo Gullì, rappresentante sindacale dell'Lsc-Cgil. E aggiunge: "In realtà questi soldi facevano parte di un'ipotesi di accordo tra azienda e sindacato che non è stato ancora firmato. Purtroppo la strategia di tutti gli operatori è quella di investire poco per volta e solo dove si è certi che il denaro speso frutterà in poco tempo". Il risultato è che in alcune aree del paese l'ADSL proprio non esiste e in altre è solo nominale.
Per chi ha molto da spendere la soluzione c'è. Si chiama linea Hdsl ed è un servizio molto costoso, 500-600 euro di canone al mese, che permette ai dati di viaggiare all'interno di un collegamento diretto dalla centrale a casa del cliente. Di essere in torto certi provider lo sanno bene. Se si leggono i contratti per la fornitura di ADSL proposti proprio sul Web dai vari operatori si trovano sempre delle clausole studiate apposta per garantire il fornitore, qualunque sia la qualità del servizio erogato. Sui siti di Infostrada e Tele2, nei contratti si sottolinea che il buon funzionamento del servizio è legato alla capacità del server e al traffico sulla rete. Tiscali, invece, declina ogni responsabilità e scrive che "la predisposizione della linea telefonica e l'abilitazione della stessa alla connessione ADSL è effettuata allo stato da Telecom Italia o da altri operatori, e che pertanto, non dipende in alcun modo dall'attività di Tiscali". Telecom, invece, consapevole della scarsa qualità di molte linee aggiunge nel suo contratto: "La velocità non è garantita poiché dipende dal livello di congestione della rete e del server a cui ci si collega e dalle caratteristiche della linea". Tutte le aziende offrono servizi di connessione in cui viene indicata la velocità massima in ricezione: Alice tutto incluso fino a 7 mbit, Tiscali 8 mega fino 8 mbit, Fastweb naviga senza limiti fino a 20 mbit, ma quasi nessuna indica con la medesima evidenza una connessione minima garantita. Inoltre,se si dà uno sguardo alle proposte e si prova a verificare che tipo di copertura è disponibile per la propria linea, inserendo il proprio numero di telefono, si ottengono informazioni assolutamente scorrette. Abbiamo fatto un test verificando la copertura di un'utenza che per lo stato della rete non raggiunge neppure 1 mega di connessione. Tutti gli operatori, a parte Tele2, hanno dichiarato di poter garantire una connessione ADSL con una velocità massima di 6 o 7 mega. Sarebbe molto più semplice e corretto se i provider, potendo verificare il reale grado di copertura della rete per ciascun utente, proponessero contratti diversi in base alla reale velocità massima di ogni internauta. Con prezzi diversificati.
da Punto Informatico con licenza Creative Commons 
|