| «Demolite la chiesa» Il parroco esulta |
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| Scritto da Maurizio Marcon | |
| sabato 10 febbraio 2001 | |
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Il Tar dà ragione al parroco: la chiesa può essere abbattuta. A Torre di Fine don Paolo Girardello grida vittoria: "È la più bella notizia - sostiene - che oggi mi potesse giungere: domani mi devo ricoverare per un'importante operazione al cuore e questa notizia è il miglior viatico". Ha vinto la sua battaglia con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali che, attraverso la Soprintendenza del Veneto Orientale, aveva posto sotto vincolo la chiesa di San Ferdinando Re. Una chiesa venuta alla ribalta nel 1997, quando era stata chiusa e dichiarata inagibile dal sindaco Alberto Argentoni. "A causa del terremoto in Umbria", ha sempre sostenuto Don Paolo, anche se probabilmente di mezzo c'è il prosciugarsi del cuscinetto d'acqua nel sottosuolo. Costruita nel 1929, su un terreno concesso dal Consorzio di Bonifica di Grisolera, la chiesa divenne sede di parrocchia nel 1949; fu ampliata nel 1966 con la costruzione di un portico e due cappelle. Ora ha bisogno di un importante restauro strutturale ("costa il doppio - sostiene Don Paolo - che abbatterla e ricostruirla") o essere rifatta di sana pianta. La chiesa a don Paolo non è mai piaciuta: "Non è romanico, non è gotico, non è rinascimentale, parliamoci chiaro, è un imbroglio eclettico di stili. La Curia nel stanziare i primi 400 milioni ha condizionato l'intervento alle decisioni della Soprintendenza. Questa, senza vederla, l'ha vincolata con un atto completamente sballato: parla di un bombardamento subito nel 1945, quando invece la chiesa bombardata è quella di Eraclea. In sostanza hanno vincolato la nostra chiesa pensando al Duomo di Eraclea". In realtà la sentenza del Tar, nell'occogliere il ricorso del parroco, parla di un vincolo non legittimo posto dalla Sovrintendenza in quanto emesso a posteriori. "L'attività ricognitiva espletata dall'Ente territoriale - è scritto nella sentenza - in ordine ai suoi beni di interesse storico-artistico deve ritenersi unicamente funzionale alla successica qualificazione dei beni come bene vincolati e non da attribuire agli stessi una sorta di qualificazione presuntiva di beni vincolati ex lege". In sostanza il decreto di vincolo per la chiesa doveva essere emesso prima che don Paolo decidesse di intervenire e non dopo la ricognizione dell'Ente per emettere il nulla osta. Invece, come abitualmente fa, la Soprindenza ritiene un monumento, con più di 50 anni, automaticamente vincolato ("ex lege") e sottoposto al suo giudizio di possibile svincolo. Articolo tratto da "Il Gazzettino" © edizione di Venezia del 11.02.2001.Nota sul Copyright: "Ogni diritto di legge sulle informazioni fornite dalla società Finanziaria ed Editoriale San Marco S.p.A. editrice de "Il Gazzettino" spetta in via esclusiva alla società Finanaziaria ed Editoriale San Marco S.p.A." |