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Saranno donati gli organi di Jasmine PDF Stampa
Scritto da Maurizio Marcon   
giovedì 20 settembre 2007

ImageStretti è in lacrime per la sua piccola "Smin". La ventunenne operaia Jasmine Marchese che per la sua piccola statura tutti in paese chiamavano con l'affettuoso diminutivo. E sarà proprio "Smin" il titolo della lettera che sabato mattina, alle 10, ai funerali che si svolgeranno nella parrocchiale di San Tiziano a Stretti, leggeranno in chiesa le sue amiche d'infanzia. Una tragedia troppo grande per i 2mila abitanti della frazione di Eraclea.

Tutti ieri avevano un suo ricordo, di quando era bambina o più recentemente di quando la vedevano in sella alla motocicletta, la sua grande passione. Forse perchè era piccola e carina, sempre sorridente, con la gioia di vivere che le sprizzava da tutti i pori che ora il suo ricordo angoscia l'intero paese. Angosciati e disperati i suoi genitori, mamma Adele e papà Oreste, che non sanno darsi una ragione per avere perso la loro unica figlia di soli ventuno anni. Tanti i segni di cordoglio ricevuti ieri, dai colleghi di lavoro al parroco di Stretti don Alberto, ma tutto il paese in qualche modo si è fatto vivo per testimoniare vicinanza e sostegno. Nonostante il rammarico, e un po' la rabbia, peraltro compressa, per un incidente del lavoro che poteva essere evitato, era il dolore per la scomparsa della piccola "Smin" il sentimento comune. "Jasmine piccolo fragile fiore del giardino di Dio", sono queste le parole che la zia paterna dedicherà alla sua nipote il giorno del funerale. "Piccola - spiega - perchè era piccolina e minuta, fragile perchè la sua giovane vita è stata strappata come un fiore". E quella della sua piccola statura e della felicità di vivere, di rincorrere i desideri che le frullavano nelle mente sono una costante. La moto, i cavalli, gli animali, poi l'auto, e da poco il computer e la fotografia, sono questi desideri -spiega chi la conosceva - che l'hanno portata prima a fare la barista e poi l'operaia a Salgareda. Avrebbe potuto continuare a studiare, prendersi una laurea, e ne aveva tutte le possibilità, ma lei preferiva "vivere" a tutto tondo, prendere senza dover chiedere, essere indipendente. Come acquistare l'auto, che le è costata 25mila euro, presa a rate. Questa la chiave per capire come è arrivata ad accettare una lavoro da operaia precaria interinale fuori provincia; e di qui il tragico destino che l'ha strappata alla vita. Di lei ora vivono solo gli organi che i genitori generosamente hanno concesso di donare. E intanto per sabato, giorno del funerale, i lavoratori della provincia hanno deciso di stare a braccia conserte: sarà un momento di lutto generale per i lavoratori del settore, quello delle esequie della giovane morta lunedì sera alla ditta 3B di Salgareda per un un incidente sul lavoro. Profonda indignazione e la proposta di un tavolo di lavoro straordinario sulla sicurezza. Franca Porta, segretario generale Cisl Veneto, non usa mezzi termini: «Parteciperemo in massa sabato ai funerali di Jasmine. E questo per due motivi: per stare vicino alla famiglia ma anche per segnalare il malessere della categoria. Per questo sabato i lavoratori si asterranno dalla propria attività produttiva». «Siamo ormai giunti ad un limite: anche nella serata di martedì c'è stato l'ennesimo morto sul lavoro a Meolo. I numeri parlano chiaro e le statistiche mettono nero su bianco un preoccupante trend in aumento. Per questo entro breve proporremo un tavolo di lavoro straordinario con tutti gli addetti ai lavori. Pensiamo alle istituzioni pubbliche, ai sindacati, ai rappresentanti degli industriali e a quanti hanno voce in capitolo». Gli obiettivi sono infatti due: «Ci batteremo - continua Porta - per maggior formazione e informazione. Formazione dei lavoratori, tutti senza distinzione, anche i precari. Ma anche informazione: la sicurezza sul lavoro non può essere un tema di secondo piano». Dai sindacati si sottolinea come investire sulla sicurezza non sia un atto inutile ma anzi fondamentale. «Certamente sbigottimento, per una vicenda tanto grave; ovvia la tristezza che accompagna tutti i lavoratori. Perché in momenti come questo - viene sottolineato - tutti hanno perso, nessuno escluso. Ma anche molta indignazione: non è possibile andare avanti in questo modo, con episodi simili che si ripetono in maniera preoccupante. Per questo c'è bisogno di un segnale forte: tutte quante le parti in causa devono sedersi intorno ad un tavolo e concertare una politica seria della sicurezza». Il presidio dei lavoratori è stato smantellato ieri mattina: alle 6 la ditta 3B ha ripreso normalmente l'attività produttiva con l'avvio dei turni previsti.


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Articolo tratto da "Il Gazzettino" © edizione di Venezia del 20.09.2007
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