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Accusato di bancarotta, era vittima degli strozzini PDF Stampa
Scritto da M. F.   
sabato 29 luglio 2006

ImageEra finito agli arresti domiciliari nel corso dell'operazione "Fenus", che aveva portato all'esecuzione di 17 ordinanze di custodia cautelare per reati che vanno dall'usura allo spaccio di sostanze stupefacenti. L'interrogatorio e la documentazione da lui presentata hanno però convinto il giudice per le indagini preliminari che in realtà Andrea Berto era una vittima di quella micidiale macchina. Per questo il giudice Maria Carla Majolino ha disposto la remissione in libertà dell'uomo, assistito dall'avvocato Andrea Angeletti. Come si ricorderà, l'indagine dei carabinieri aveva evidenziato l'esistenza nel ricco territorio del Sandonatese di una rete di usurai titolari di società di servizi che venivano usate come copertura con la complicità, pare, di alcuni funzionari di banca.

Secondo i militari che hanno eseguito gli accertamenti, molti imprenditori sarebbero finiti sul lastrico. Uno di questi imprenditori era proprio Andrea Berto, amministratore della Blue Drink, società fallita proprio perché non era in grado di restituire il prestito agli strozzini. Un giorno, pare che, per ottenere il pagamento di una rata gli strozzini tennero chiusi in azienda tutti i dipendenti. L'indagato principale nell'inchiesta si chiama Umberto Manfredi, trentacinquenne originario di Bari, il quale qualche giorno fa ha rinunciato a chiedere al Tribunale del Riesame la richiesta di attenuazione della misura cautelare. Lo stesso tribunale ha rigettato le richieste di attenuazione per Luciano Donadio, originario del Napoletano ma residente ad Eraclea, e di Raffaele Buonanno, pure lui campano e residente a Eraclea. Per Donadio, l'avvocato Annamaria Marin aveva presentato un corposo fascicolo in cui si mettevano in dubbio le versioni degli accusatori: contratti di appalto, atti notarili relativi alla cessione di un immobile, fatture e molto altro. Ieri, infine, il Riesame ha preso in considerazione la posizione di Sandro Fontolan, l'ex direttore della filiale di Jesolo della Cassa di risparmio di Padova e Rovigo. Il difensore, l'avvocato Franco Codogno, ha parlato per 45 minuti di fronte ai giudici per chiarire la posizione del suo assistito. Secondo quanto affermato in interrogatorio da quest'ultimo, nella sua gestione ci sarebbero state solo irregolarità amministrative. Inoltre era stato presentato un documento che afferma che fu proprio Fontolan a segnalare all'antiriciclaggio nel marzo 2005 alcune operazioni bancarie eseguite da Manfredi.


Articolo tratto da "Il Gazzettino" © edizione di Venezia del 29.07.2006
Nota sul Copyright: Ogni diritto di legge sulle informazioni fornite dalla SEP - Società Editrice Padana S.p.A. editrice de "Il Gazzettino", spetta in via esclusiva alla SEP - Società Editrice Padana S.p.A.

 

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