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Soldi "a strozzo" per finanziare lo spaccio PDF Stampa
Scritto da Roberta Benedetto   
martedģ 11 luglio 2006

ImageIl coraggio della disperazione di un imprenditore di San Doną, terrorizzato dalle minacce dei suoi strozzini, č stata la molla che ha fatto scattare la complessa indagine che ha permesso ai carabinieri di Venezia di smantellare una pericolosa banda di usurai, quasi tutti meridionali trapiantati nel Veneto da anni e titolari di societą di servizi utilizzate come copertura, che, con la complicitą di almeno un paio di funzionari di banca, tra cui l'ex direttore di un istituto di credito, teneva in scacco numerosi titolari di aziende. Riducendoli spesso e volentieri sul lastrico, quando non erano costretti a dichiarare fallimento o a mettere in liquidazione la loro attivitą. L'ultimo blitz dell'operazione denominata "Fenus", che in latino significa appunto usura, č scattato alle prime luci dell'alba di ieri, con l'impiego di oltre cento carabinieri, e ha coinvolto le province di Venezia, Treviso, Belluno, Campobasso e Teramo.

I presunti "cravattari", violenti, spietati e senza scrupoli, collegati probabilmente anche alla camorra napoletana, sono stati sorpresi nel sonno nelle loro abitazioni, quasi tutte situate tra Jesolo, Eraclea e San Doną di Piave. L'inchiesta, condotta dai militari dell'Arma del Nucleo operativo del Reparto operativo della Compagnia di Venezia diretti dal maggiore Luca Politi, dal tenente colonnello Adriano Vernole e dal colonnello Alberto Mosca, e coordinati dal pubblico ministero Federico Bressan, ha evidenziato anche come parte dei consistenti proventi dell'attivitą illecita di usurai (accertati prestiti per almeno un milione di euro) con interessi che arrivavano anche al 200%, sarebbero stati riciclati nell'acquisto di cocaina, finanziando una banda parallela di magrebini che ogni settimana riforniva il litorale jesolano di almeno un chilo di "neve" per un guadagno di centomila euro. Sono 17 le ordinanze di custodia cautelare eseguite. In carcere, accusati a vario titolo di usura, estorsione, sequestro di persona, negoziazione fraudolenta di titoli di credito e bancari, sono finiti Umberto Manfredi, 35 anni, originario di Bari (ritenuto dagli inquirenti il presunto capo del gruppo di "strozzini"), il parente Ciro, 33, napoletano, trapiantati entrambi a Jesolo, Domenico Celardo, 47, di Cardito di Napoli, ma residente a San Doną, il colombiano Andres Carlos Castro, 30, di Jesolo, Luciano Donadio, originario di Giugliano (Napoli) ma residente a Eraclea, Raffaele Buonanno, 47, nato ad Aversa, nel Casertano, abitante a Eraclea, e Patalino Clemente, foggiano che risiede ormai a Musile di Piave. Agli arresti domiciliari sono finiti, invece, A.B., 42enne di San Doną, e Sandro Fontolan, ex direttore della filiale della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo di Jesolo, accusato di favoreggiamento per aver violato le norme bancarie, consentendo l'incasso di assegni e titoli senza troppi controlli. Indagato anche un funzionario della Cassa di Risparmio di Venezia. Le manette, per quanto riguarda i reati di spaccio di sostanze stupefacenti e riciclaggio, sono scattate anche per i marocchini Ben Moumen Zakaria, 23 anni, residente a Feltre, Hicham Sabir, 24, Nazih Kamal, 21, di Teramo, Mustapha Sabir, 52, zio di Hicham, e per due donne della provincia di Venezia: Barbara Fanton, 25enne di Torre di Mosto, considerata l'intermediaria tra le due bande, e Katia Sari, 34enne di Jesolo. Gli inquirenti hanno spiegato come spesso sia stata proprio la difficoltą di accedere a finanziamenti regolari da parte degli imprenditori ad averli costretti a rivolgersi agli usurai. «Ma chi si č rivolto alle istituzioni - hanno detto i carabinieri - ha potuto uscire da questo tremendo giogo. Bisogna avere fiducia e denunciare gli aguzzini, questo il nostro appello per un reato dall'effetto dirompente sulla vita delle vittime». «Si č trattato di un'operazione particolarmente importante - ha commentato soddisfatto il procuratore aggiunto Michele Dalla Costa - in cui non ci sono stati pentiti, ma la collaborazione di tutte le banche. Č chiaro che bisogna distinguere nettamente l'estraneitą degli istituti dalla responsabilitą dei singoli funzionari. Ora ci auguriamo che il Tribunale del Riesame avalli il nostro lavoro». Non č escluso che nelle prossime ore possano emergere altri particolari di un'indagine tutt'altro che chiusa e che materiale interessante possa venir fuori anche dai sequestri effettuati nel corso delle 22 perquisizioni portate a termine ieri, tra abitazioni, aziende e banche.


Articolo tratto da "Il Gazzettino" © edizione di Venezia del 11.07.2006
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