| «Erano gli esattori a chiedere espressamente la tangente» |
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| giovedì 09 agosto 2001 | |
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Doveva essere un interrogatorio toccata e fuga, invece è durato più di un'ora quello reso ieri da Luigi Paro, consulente di Eraclea, al sostituto procuratore del Tribunale, Felice Casson. Il consulente, agli arresti domiciliari, è stato sentito nell'ambito dell'inchiesta sulle tangenti sborsate da imprenditori e commercianti ad alcuni funzionari dell'Ufficio Entrate di Mestre e di San Donà per ammorbidire i controlli. Patrocinato dall'avvocato Rodolfo Marigonda, Paro ha ammesso di aver fatto da tramite per il pagamento di quattro tangenti a Paolo Burigotto, il dipendente dell'Ufficio Entrate di San Donà arrestato per corruzione, in un periodo che va dal 1998 al duemila. «Ho sbagliato, ma per me non ho trattenuto nemmeno una lira e mi pare che sto pagando caro l'errore che ho fatto» dice, al termine dell'interrogatorio. Al sostituto procuratore ha riferito che la cifra veniva chiesta espressamente dai dipendenti del Fisco e che non veniva mai offerta in prima battuta dagli imprenditori. Ha altresì quantificato l'entità delle "bustarelle", che variava da qualche milione ad una trentina di milioni. E ha fatto cenno al sistema con cui veniva avviato l'intero meccanismo, che pare fosse ormai ben oliato. In alcuni casi, che lo hanno visto interessato direttamente in qualità di consulente, Paro veniva contattato dai funzionari dell'ufficio Entrate che gli comunicavano l'intenzione di avviare una verifica a carico di un imprenditore, suo cliente. Il consulente metteva a disposizione dei "controllori" una stanza all'interno del proprio ufficio, in cui installava una macchina calcolatrice. E dopo qualche tempo e molti calcoli, arrivava la doccia fredda: il dipendente dell'ufficio Entrate faceva capire che c'erano grossi problemi a carico dell'imprenditore e faceva intravvedere una via d'uscita, che era poi sempre la stessa, e consisteva nel pagare qualche milioncino per evitare guai da parte del Fisco. Paro ha riferito che in un altro caso, invece, non si è arrivati nemmeno alla verifica. È bastato sapere che un imprenditore, seguito dal suo studio di consulenza, era stato inserito in una "lista" e che avrebbe presto ricevuto controlli da parte dell'Ufficio Entrate, per avviare la solita pratica della "bustarella" al fine di evitare beghe e ispezioni non sempre gradite. Il pubblico ministero Casson ha anche cercato di capire qual era il rapporto che si instaurava tra i consulenti e i dipendenti dell'Ufficio Entrate, per appurare se c'era un accordo a scapito degli imprenditori e se entrambi - consulenti e dipendenti del Fisco - intascavano una fetta della torta. Ipotesi respinta con forza da Paro che sostiene di non aver trattenuto per sè nemmeno uno spillo. La posizione di Paro, tutt'ora agli arresti domiciliari, verrà valutata domani dal Tribunale del riesame che prenderà in esame la richiesta di revisione presentata dal difensore Marigonda. All'udienza la pubblica accusa sarà sostenuta dallo stesso Casson. Articolo tratto da "Il Gazzettino" © edizione di Venezia del 09.08.2001.Nota sul Copyright: "Ogni diritto di legge sulle informazioni fornite dalla società Finanziaria ed Editoriale San Marco S.p.A. editrice de "Il Gazzettino" spetta in via esclusiva alla società Finanaziaria ed Editoriale San Marco S.p.A." |