| Stefanetto: «Nessun progetto è valido senza la condivisione della gente» |
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| Scritto da Maurizio Marcon | |
| martedì 16 maggio 2006 | |
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Un percorso nato nel 1972, a Ponte Crepaldo, sui temi civili della non violenza, proseguito, a Torre di Fine e Brian, assieme a don Luigi Trevisiol e don Piergiorgio Bastianetto, con un'iniziativa di volontariato sui temi del doposcuola e la biblioteca di frazione; un'esperienza, quella della tematica scolastica, proseguita a fianco degli insegnanti della scuola a tempo pieno di Torre di Fine, nel 1975 e 1976, e accompagnata dall'esperienza nell'Arci, organizzando rassegne di cineforum; è del 1975 l'inizio della militanza politica, sempre misurata sulle tematiche di Eraclea, e senza ricoprire, per scelta, cariche amministrative. "Ho visto questo Comune crescere - nota Stefanetto - ne conosco a fondo i problemi, le qualità della sua gente e del suo territorio. Da questa consapevolezza, e da un forte amore per Eraclea è partita la spinta a candidarmi a sindaco, soprattutto nel vedere lo scadimento della politica e il suo essere al di sotto dei meriti dei nostri cittadini. Uno dei punti principali del mio progetto politico è infatti quello di ricostruire un tessuto di democrazia e partecipazione della gente alle decisioni della politica, perché ritengo che nessun progetto è abbastanza valido se non vede la condivisione e la partecipazione della gente. È necessario elevare il livello di vita civica, inteso come capacità della nostra gente di fare le cose insieme, di condividere progetti e aspettative comuni, che abbiano come obiettivo una maggiore qualità della vita e un senso di maggior attaccamento dei nostri cittadini a Eraclea, che rinasca tra noi l'orgoglio di appartenere a questo Comune". Ed oltre i temi della democrazia, il territorio. "Per far crescere il nostro territorio è necessario valorizzarne risorse e qualità, è necessario quindi valorizzare l'agricoltura, le peculiarità ambientali del litorale e dei corsi d'acqua, la ruralità e rendere più solidi i centri urbani per trasformarli in luoghi del vivere e non solo del risiedere". |