| Eli, fallimento a scatole cinesi |
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| Scritto da Maurizio Marcon | |
| martedì 14 marzo 2006 | |
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Dal 1. marzo, giorno di sospensione dei lavoratori, per i 91 dipendenti è iniziata la procedura per la cassa integrazione speciale, comunicata e sottoscritta, in assemblea, con lettera individuale da ogni lavoratore, in vigore per un anno, per poi passare alla mobilità: uno, due, tre anni, in rapporto all'età del singolo". Ma i lavoratori fremono per il futuro, per una scarsa informazione sulla possibile ripresa dell'attività produttiva. "Ed è questo il punto - spiega Scantaburlo - di vera incertezza: se sugli ammortizzatori sociali, siamo a posto, quello che era stato possibile ottenere è stato ottenuto, sulle prospettive di riapertura l'unica cosa certa è che l'azienda in quanto tale è cessata definitivamente e non ci sono offerte di sorta; solo per i beni in quanto tali sembra ci siano richieste, e il curatore fallimentare tenterà di venderli nel suo complesso senza però che ci sia alcuna garanzia su eventuali riassunzioni. Purtroppo, in seguito al primo fallimento della famiglia Casiraghi, le società subentranti, Eli Venezia e Pegaso, ora fallite, sono entrate non attraverso una situazione societaria lineare con un piano industriale che prevedesse alleanze strategiche con industrie del settore, ma attraverso un concatenarsi a scatole cinesi di società finanziarie e immobiliari, di tipo speculativo, che ha investito anche altri stabilimenti del gruppo, e portato ad una girandola di gestioni improvvisate, culminate appunto con il disastro attuale. Una situazione intricata, quindi, su cui cercheremo di fare il punto giovedi prossimo 16 marzo, alle ore 15, a Ca' Manetti, con una ennesima assemblea dei lavoratori". E cosa ha sortito l'intervento sulle istituzioni pubbliche del consigliere regionale Daniele Stival? "Non abbiamo notizie in merito, ma bisogna anche precisare che in questi casi ben poco possono fare le amministrazioni pubbliche". |