| Per la Eli ormai è crisi nera |
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| Scritto da Fabrizio Cibin | |
| mercoledì 01 marzo 2006 | |
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"E' necessario che anche la Regione venga investita del problema Eli - sostiene - e per questo oltre al commissario prefettizio, a cui ho scritto una lettera, ho coinvolto l'assessore regionale alle politiche del lavoro, Elena Donazzan, per cercare di aprire un tavolo che possa in qualche modo affrontare la situazione. Qualcosa bisogna pur tentare anche perchè l'azienda sembra avere un futuro, magari agevolando l'acquisizione dei non pochi soggetti che hanno manifestato interesse". L'azienda infatti è dotata di buoni macchinari, appena qualche anno fa erano stati fatti ingenti investimenti su un nuovo depuratore, ma sono fallite sia la gestione della famiglia lombarda Casiraghi che la subentrante friulana "Service Pegaso". Ai macchinari, pur buoni, non si è così provveduto con adeguate manutenzioni, e si sono perse le commesse pubbliche importanti: dall'ospedale di Treviso a quello di Oderzo, a svariate Asl, ospedali e case di riposo. La Eli infatti è stata azienda leader nel Veneto proprio per le commesse in campo sanitario, anche se era nel periodo estivo, per la presenza del turismo, che sviluppava il massimo di lavoro arrivando, appunto con gli stagionali, ad avere fino a 250 dipendenti. In questo periodo di difficoltà i dipendenti lamentano la mancanza d'iniziativa delle istituzioni pubbliche, di qui la speranza suscitata dall'iniziativa di Stival. I dipendenti della lavanderia di Ponte Crepaldo di Eraclea attualmente lavorano in esercizio provvisorio, accordato dalle due curatrici fallimentari, Anna Maria Salvador e Lauretta Pol Brodetto, dopo la dichiarazione di fallimento del 22 dicembre scorso delle due società Pegaso Srl e Eli Venezia Srl. "Va ricordato - spiega Daniele Chiaretto, della Cisl - che l'esercizio provvisorio è stato richiesto da Cisl e Cgil con l'intento di prolungare per un periodo l'attività dell'azienda affinché si avesse il tempo per valutare eventuali offerte da parte di imprenditori interessati a questo tipo di attività e che ci permettesse di salvaguardare almeno una parte dell'occupazione. Qualche interessamento c'è stato, ma la verità è che non si è tradotto in un progetto industriale concreto tale da poter iniziare un qualsiasi tipo di discussione, ne tanto meno di accordo. Ora non resta altro percorso alle curatrici fallimentari se non quello della chiusura dell'esercizio provvisorio, mentre da parte nostra ci siamo già attivati per far avere tutte le misure protettive previste in questi casi". "Chi come me lavorava alla Eli da trentatré anni, si sente tradito - dice Ornella Martini, delegata sindacale - la lavanderia era qualcosa di nostro, cresciuta con il nostro lavoro". "Abbiamo ancora speranza - aggiunge Daniele Chiaretto - legata al fatto che gli imprenditori che oggi non hanno concretizzato le offerte, forse per paura di incappare nei meccanismi estremamente complicati di questa procedura fallimentare, fra qualche settimana quando avremo avviato gli ammortizzatori sociali e definito la posizione dei lavoratori, forse avranno il coraggio di farsi avanti". |