| Preoccupazione per valle Ossi |
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| Scritto da Maurizio Marcon | |
| domenica 15 luglio 2001 | |
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Sconcerto e preoccupazione sul futuro del Mort. Sindaco, ambientalisti e Regione per una volta uniti nei sentimenti e sulla necessità di prendere provvedimenti per ovviare al pericolo connesso all'arrivo di una colata di 800 mila cubi di cemento su valle Ossi. Un'area importante perchè a ridosso della bellissima, ma fragilissma laguna del Mort. Nei commenti alle sentenze concordi di Tar e Consiglio di Stato, l'indice è puntato sulla mancata considerazione delle prerogative ambientali e dei vincoli posti dagli enti preposti. Si crea tra l'altro la necessità per la Regione di adeguare il Ptrc, il piano territoriale regionale di coordinamento, alla sentenza. Un concetto un po' difficile da recepire per un organo legislativo, non solo per l'inversione dei ruoli, ma soprattutto se si considera che il Ptrc è considerato il piano che sovraintende tutti i piani urbanistici. Altra obiezione arriva per la mancata considerazione del vincolo proposto per valle Ossi nel 1991, ai sensi della 1497, dalla Commissione provinciale per i beni ambientali e paesaggistici, che per quanto con iter non ancora concluso dalla Regione, ha valore di salvagurdia nei confronti di qualsiasi intervento edificatorio. Per il sindaco di Eraclea, Alberto Argentoni, è il momento di prendere finalmente in mano la questione urbanistica di Eraclea, unico Comune del litorale ad avere solo il Ptp come strumento di pianificazione sovracomunale. "Sono molto preoccupato - dice Argentoni - dopo le sentenze dei tribunali amministrativi c'è il rischio che i privati pretendano subito i metri cubi da costruire, cioè un adeguamento dello strumento urbanistico, un ritorno al Piano di Fabbricazione, lo strumento in vigore fino al 1990. Eraclea attualmente è fuori sia dal Palav che dal Palalvo. Non è giusto che sul Palalvo, il piano del litorale e delle lagune del Veneto Orientale siano stati inseriti, a livello di Osservazioni, Comuni dell'entroterra, mentre Eraclea che ha tre chilometri e mezzo di costa e una laguna come il Mort, sia stata esclusa. Guarda caso la nostra proposta d'inserimento prevede soluzioni urbanistiche compatibili sia con le esigenze dell'ambiente che con quelle edificatorie del privato". Ma come possono andar d'accordo ambiente e cemento? "Intanto la proposta su cui abbiamo trovato un accordo con la Finer - spiega Argentoni - prevede una drastica riduzione dei metri cubi: da 800mila a 300mila. Nel progetto terra-acqueo concordato la darsena avrebbe solo uno sbocco interno, via canale Revedoli, e non direttamente a mare. Si darebbe poi una sistemazione all'entrata di Eraclea Mare: non più la via dei Pioppi che termina sul niente, ma un ingresso che fa capo ad una piazza posta in valle Ossi, da cui si diramerebbero le varie dorsali. Ci sarebbe infine l'importante contropartita della cessione al Comune di tutta l'area del Mort che, va ricordato, è quasi tutta di proprietà privata. Rendere pubblica quest'area è un prerequisito necessario per qualsiasi intervento di valorizzazione". Articolo tratto da "Il Gazzettino" © edizione di Venezia del 15.07.2001.Nota sul Copyright: "Ogni diritto di legge sulle informazioni fornite dalla società Finanziaria ed Editoriale San Marco S.p.A. editrice de "Il Gazzettino" spetta in via esclusiva alla società Finanaziaria ed Editoriale San Marco S.p.A." |