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Ponte Crepaldo: «Porteremo i bambini in comune» PDF Stampa
Scritto da Fabrizio Cibin   
giovedì 25 gennaio 2001

Disposte a portare tutti gli alunni in Comune ed a tenerli a casa da scuola per giorni. E se non ci saranno determinate garanzie, a settembre nessun bambino varcherà la soglia dell'istuto. Sono determinati i genitori degli alunni della scuola elementare di Ponte Crepaldo. Esasperati dalla situazione che è venuta a crearsi che ha frenato la loro pazienza convincendoli ad intervenire. Il pomo della discordia è rappresentato dai lavori di ristrutturazione del plesso scolastico; un intervento che ha determinato lo smembramento delle classi, una parte ospitate nell'oratorio di Ponte Crepaldo e l'altra nella scuola di Torre di Fine. Ma il problema non è questo periodo di emergenza ("sapevamo che dovevamo sopportare qualche disagio"). Il fatto è che si sono creati più disagi di quelli che erano previsti e soprattutto ha cominciato a serpeggiare la sensazione che i lavori di ristrutturazione non termineranno in luglio, com'era stato comunicato prima dell'inizio del corrente anno scolastico, ma ben oltre. Due problemi in una volta sola sono sembrati fin troppi da sopportare e così i genitori mercoledì sera si sono riuniti nel salone dell'oratorio della parrocchia messo a disposizione da don Piero Lucchetta. Una sala gremita di gente, segno inequivocabile che il problema c'è ed è molto sentito. "Ci avevano detto - spiegano - che i lavori sarebbero finiti a luglio e che per quest'anno scolastico i bambini avrebbero sopportato solo piccoli disagi". Ed invece capita che all'oratorio anzichè 4 le stanze che si devono occupare sono 6; che i termosifoni si rompono (i bambini sono dovuti rimanere a casa), che nel pomeriggio non ci sono i mezzi di trasporto per riportarli a scuola, che i genitori non riescono ad avere delle garanzie. Garanzie che, a questo punto, riguardino anche e soprattutto il plesso in fase di ristrutturazione. "Abbiamo la netta sensazione - dicono ancora - che i lavori stiano andando a rilento. Per questo chiediamo certezze". Vogliono un incontro con il sindaco. "E siamo pronti - concludono - a proteste clamorose".

Articolo tratto da "Il Gazzettino" © edizione di Venezia del 26.01.2001.
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