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«Dramma? Una lite tra innamorati» PDF Stampa
mercoledì 23 febbraio 2005

data pubblicazione: 23 febbraio 2005

ImageLa relazione sentimentale di un veneto con un ballerina colombiana sembrava si fosse drammaticamente conclusa dopo la denuncia della donna che aveva sostenuto di avere subito una brutale aggressione tanto da indurre i carabinieri di Latisana a ipotizzare un tentativo di omicidio, poi caduto in corso di indagine. Ieri al processo contro Fabio Moschino, 57 anni, di Eraclea accusato di furto di una chiave dell'appartamento occupato dalla colombiana, lesioni e minacce, la testimonianza di una connazionale della vittima che all'epoca (dicembre del 2000) ha gestito un'agenzia di cambio a San Donà di Piave, ha offerto una nuova chiave di lettura della vicenda. La donna ha rivelato che dopo aver letto su un quotidiano il resoconto dell'episodio, a distanza di neppure una settimana aveva rivisto la vittima in compagnia del presunto aggressore. Nell'occasione le aveva chiesto spiegazione e la colombiana aveva risposto che si era trattato di una «sciocchezza, una banale lite tra innamorati». Ha anche raccontato che la connazionale aveva versato a più riprese denaro da inviare in Colombia e che in ogni occasione era stato il suo accompagnatore a consegnare le somme, accennando a una cifra complessiva di alcune decine di milioni di lire destinate all'acquisto di una casa in Sudamerica. Il processo è stato rinviato al 19 aprile per la sentenza. L'episodio risale al 27 dicembre 2000, sul pianerottolo di un appartamento di Aprilia Marittima. Dopo due anni di convivenza la relazione si sarebbe interrotta. Quella sera Moschino, secondo il racconto della colombiana, l'avrebbe attesa sulle scale aggredendola. Dal racconto della donna erano emersi particolari drammatici trasfusi nel capo di imputazione: dal guanto in bocca perché non gridasse, all'immobilizzazione a terra, alla nuca sbattuta più volte sul pavimento, al braccio intorno al collo che avrebbe fatto ipotizzare un tentativo di strangolamento, azioni accompagnate da minacce di morte. Moschino ha negato e la testimonianza portata al processo dal suo difensore, l'avvocato Stefano Pietrobon di Treviso, potrebbe rendere molto meno efficace l'accusa.

Articolo tratto da "Il Gazzettino" © edizione di Venezia del 23.02.2005
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